Rimedi naturali per l’ipotiroidismo: esiste una cura naturale per la tiroide? Ecco 10 integratori che probabilmente non conosci

A cura di Francesco Cavaliere

Capelli fragili, pelle secca, stanchezza fisica e sovrappeso: sono questi alcuni dei sintomi dell’ipotiroidismo, una sindrome che riguarda più di 5 milioni di Italiani. E se sulla carta le cure ormonali tradizionali sono sicure ed efficaci, in pratica sono molti i pazienti che continuano a sperimentare disagi legati a questo disturbo. Da qui la domanda sorge spontanea: ma esistono alternative naturali per l’ipotiroidismo? La questione è molto controversa. Qui cercheremo di affrontarla con spirito critico, analizzando quei rimedi che hanno una base scientifica e quelli invece che non hanno nessuna ragione per essere consigliati.

Immagine rappresentativa dei rimedi naturali per l'ipotiroidismo

Conoscere l’ipotiroidismo: oltre sale iodato, Eutirox® e terapie convenzionali

Qual è la causa dell’ipotiroidismo? Cercare la risposta a questa domanda dovrebbe essere una priorità per chi vuole prendersi cura della propria tiroide in modo naturale. Perché le cause dell’ipotiroidismo, attualmente, non sono chiare.

Per anni l’ipotiroidismo è stato infatti associato alla carenza di iodio, una sostanza coinvolta nel metabolismo degli ormoni tiroidei. Per questo motivo per molto tempo i medici hanno parlato ai propri pazienti di “tiroide pigra”, una condizione in cui la tiroide lavora poco a causa della mancanza di questa sostanza, non riuscendo quindi a produrre gli ormoni necessari al nostro organismo. Da qui il consiglio di introdurre nella propria alimentazione il sale iodato in sostituzione del tradizionale sale da cucina e l’istituzione in molti paesi (tra cui l’Italia) di misure legislative che favoriscano il suo consumo.

Ma poiché queste soluzioni non hanno risolto il problema (basti pensare che l’ipotiroidismo è una delle sindromi più in aumento in tutto il mondo), recentemente il focus dei ricercatori si è spostato sulla tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune in cui il nostro organismo va ad attaccare le cellule sane della tiroide, provocandone la loro progressiva disfunzione e distruzione. I motivi che stanno alla base di questa patologia così comune, tanto che secondo una recente ricerca americana determinerebbe ben il 97% dei casi di ipotiroidismo, non sono però ancora noti ai ricercatori.

Immagine rappresentativa dell'Eutirox®, farmaco d'eccellenza per l'ipotiroidismo

Fortunatamente questo non ha impedito di sperimentare soluzioni efficaci all’ipotiroidismo. Tra queste la più nota è l’Eutirox®, un farmaco a base di levotiroxina (o T4), una sostanza che viene metabolizzata dal nostro organismo e trasformata in triiodotironina (o T3), l’ormone tiroideo per eccellenza. Ma se apparentemente si tratta di una soluzione semplice ed estremamente efficace (e per certi versi lo è), l’esperienza pratica dimostra che sono molti i pazienti a lamentare vari sintomi, nonostante la regolare assunzione del farmaco e nonostante valori del sangue apparentemente nella norma. Da qui la ricerca da parte di molti pazienti di soluzioni alternative, che possano integrare, o addirittura sostituire, le terapie tradizionali.

È necessario allora fare un passo indietro, e andare a valutare quelle che sono le possibili cause della tiroidite di Hashimoto. Un’ipotesi interessante è quella del dr. Alessio Fasano, ricercatore italiano negli Stati Uniti e massimo esperto di malattie autoimmuni. Secondo i suoi studi più recenti, la tiroidite di Hashimoto è causata dalla presenza di tre fattori concomitanti.

  1. Una predisposizione genetica;
  2. La presenza di permeabilità intestinale;
  3. Il verificarsi di uno o più fattori scatenanti.

La predisposizione genetica, secondo le ricerche più recenti, riguarderebbe addirittura l’80% della popolazione. Esistono alcuni test genetici per determinarla (ancora poco diffusi in Italia), ma in generale l’unica cosa che possiamo fare in questo caso è condurre uno stile di vita il più salutare possibile, per scongiurare l’espressione di questi geni sfavorevoli.

La presenza di permeabilità intestinale (o leaky gut, in inglese) è invece un qualcosa che dipende molto da noi. Essa si verifica quando ingeriamo alimenti contenenti sostanze che irritano l’intestino (come ad esempio il glutine), provocando il passaggio di alcune sostanze nell’organismo. Queste, non venendo riconosciute dal nostro corpo, provocano l’innescarsi di una serie di reazioni immunitarie, che potrebbero degenerare nell’autoimmunità e provocare la tiroidite di Hashimoto.

Il verificarsi di uno o più fattori scatenanti, infine, può riguardare intolleranze alimentari, carenze nutrizionali, infezioni, un accumulo di tossine o stress. Il meccanismo di questi fattori è molto complesso e non sempre individuabile. Quello che ci basta sapere è che apportando alcune modifiche al nostro stile di vita possiamo prevenire o correggere queste situazioni.

Sebbene questa ipotesi sia ancora in fase di studio, essa ha trovato i primi riscontri da parte del mondo scientifico. E poiché gli interventi che essa prevede non possono che giovare alla nostra salute generale, in questo articolo li analizzeremo nel dettaglio, soffermandoci in particolare sui rimedi naturali che più possono contribuire alla causa. Ma quali risultati è possibile aspettarsi? Questo è un punto molto delicato ma che in pochi affrontano, vediamolo nel dettaglio.

Esiste davvero una cura naturale contro l’ipotiroidismo che funziona?

Per prima cosa è necessario chiarire cosa si intende per cura e per naturale. Se per cura intendiamo una soluzione definitiva al problema, è praticamente impossibile riuscire a trovarla, nel caso dell’ipotiroidismo, in un rimedio naturale. Sebbene siano riportati alcuni casi di guarigione in seguito all’adozione di stili di vita diversi, combinati all’assunzione degli integratori che vedremo tra poco, la stragrande maggioranza dei pazienti coinvolti in test sperimentali non riporta una guarigione completa dal problema. Per quanto riguarda il significato di naturale, invece, è bene chiarire che la stessa levotiroxina (il principio attivo che compone il famoso Eutirox®) può essere considerata, per certi versi, una sostanza naturale. Non dobbiamo quindi farci trarre in inganno da integratori che, contenendo ad esempio particolari nomi esotici, sembrano essere più naturali di altre sostanze, forse meno affascinanti ma sicuramente molto più efficaci.

Cosa aspettarsi quindi, realisticamente, da una cura naturale per l’ipotiroidismo? Se per cura, anziché una risoluzione completa del problema, intendiamo un miglioramento dei sintomi dovuto a uno stato di maggior benessere generale, è possibile aspettarsi dei risultati positivi, il cui impatto dipende ovviamente da persona a persona. Allo stesso modo, se per naturale intendiamo semplicemente delle sostanze che da sole non sono in grado di alterare significativamente il metabolismo (provocando quindi effetti collaterali, come nel caso dei farmaci), e non necessariamente integratori a base di sostanze vegetali, riusciremo a trovare diverse soluzioni in grado di migliorare il nostro benessere.

Infine, è bene precisare che qualsiasi programma di integrazione, soprattutto se naturale, andrebbe sempre accompagnato a una correzione dello stile di vita e in particolare, per quanto riguarda l’ipotiroidismo, a uno specifico stile alimentare e a un protocollo di riduzione dello stress. In questo articolo non tratteremo nel dettaglio questi aspetti, che renderebbero troppo lunga la lettura, ma il consiglio resta sempre quello di trattare il problema a 360 gradi.

I 10 rimedi naturali per l’ipotiroidismo scientificamente provati

Vediamo quindi quali sono i migliori dieci rimedi naturali che possono aiutare chi soffre di ipotiroidismo. Nella scelta di questi integratori ci baseremo su tre criteri, che in ordine di importanza sono: sicurezza e attendibilità dal punto di vista scientifico, efficacia a livello di benessere generale e impatto diretto sull’ipotiroidismo. Il consiglio è quello di valutare in base alla propria situazione quali potrebbero essere più indicati, facendosi eventualmente consigliare dal proprio medico di base (o da un professionista di fiducia). Infine, per ogni rimedio saranno presenti dei prodotti consigliati che, sulla base di alcune valutazioni e delle recensioni presenti in rete, hanno dimostrato di essere di ottima qualità.

Probiotici

Come dicevamo, una delle potenziali cause della tiroidite autoimmune è la permeabilità intestinale. Questa può essere a sua volta innescata da una serie di fattori, tra i quali uno squilibrio della flora intestinale. Questa si verifica quando i batteri “cattivi” dell’intestino, come ad esempio gli Escherichia Coli e i Proteus riescono a prendere il sopravvento sui batteri “buoni”, come ad esempio i Lactobacillus e i Bifidobacterium. Quando questo si verifica, si realizza la cosiddetta disbiosi, una delle condizioni che negli ultimi tempi sta catturando maggiormente l’attenzione tra i ricercatori per i suoi potenziali effetti nocivi sulla nostra salute. Oltre di vari disturbi intestinali, infatti, la disbiosi potrebbe essere il principale fattore responsabile di diversi sintomi legati a disturbi della tiroide come, ad esempio, stanchezza, sovrappeso e ansia.

Ma cosa possiamo fare, in concreto, per risolvere alla radice il problema? Il consiglio di consumare cibi probiotici (come ad esempio il kefir o i crauti) va bene ma non è purtroppo quasi mai sufficiente a correggere una situazione compromessa. La soluzione migliore per ripristinare una buona flora batterica intestinale è quindi quella di ricorrere a un integratore di qualità da assumere quotidianamente, di solito a stomaco vuoto. Si tratta di una soluzione quasi sempre consigliata, perché efficace, priva di effetti collaterali e in grado di migliorare il benessere generale della persona. Esistono tantissime marche di probiotici in commercio, più in basso trovi la nostra scelta e i motivi che ci hanno condotti a questa soluzione.

Sebbene non abbiano ovviamente un’azione diretta sull’ipotiroidismo, i probiotici possono essere utili ad attenuare o eliminare le cause dell’immunità, che stanno alla base di patologie come la Tiroidite di Hashimoto. Oltre a questo, chi li assume generalmente riferisce soprattutto un miglioramento della funzionalità intestinale e una riduzione dell’ansia.

Selenio

Uno dei meccanismi chiave del benessere tiroideo, e a volte deficitario in chi soffre di ipotiroidismo, è la trasformazione dell’ormone triiodotironina (o T3) nell’ormone attivo levotiroxina (o T4). Affinché questa avvenga è necessaria una certa dose di selenio, un minerale essenziale per il nostro organismo. Oltre a svolgere una funzione fondamentale per la tiroide, infatti, il selenio preserva l’elasticità dei tessuti (infatti viene consigliato alle persone anziane), fa bene alla circolazione (grazie alla produzione di prostaglandine), migliora il sistema immunitario e le funzionalità energetiche.

Ma come assicurarsi di assumere sufficienti quantità di selenio? Farlo seguendo una corretta alimentazione non è semplice, perché alcune ricerche hanno evidenziato che anche gli alimenti più ricchi di questo minerale (come ad esempio le ottime noci brasiliane) possono presentare quantità variabili di selenio. Per questo motivo, per chi deve stare particolarmente attento all’assunzione di questa sostanza (come, appunto, chi soffre di ipotiroidismo), è consigliabile ricorrere a un integratore. Quelli presenti sul mercato sono davvero simili tra loro, quindi puoi scegliere abbastanza liberamente. Noi più in basso te ne proponiamo uno di una delle aziende produttrici che maggiormente ci ha convinto.

In alcuni casi l’assunzione di selenio può aiutare a ridurre la presenza degli anticorpi coinvolti nell’immunità della Tiroidite di Hashimoto, con un conseguente miglioramento di alcuni dei sintomi tipici di questa patologia.

Betaina e pepsina

È stato evidenziato da alcune ricerche recenti che tra coloro che soffrono di tiroidite di Hashimoto è frequente constatare una sotto-produzione di acidi gastrici. Questo può avere un impatto molto importante non solo sulla tiroide, ma anche e soprattutto sulla qualità della vita in generale e innescare una serie di reazioni a catena negative, come ad esempio la possibilità di contrarre parassiti dai cibi, intolleranze alimentari, un aumentato rischio di soffrire di SIBO (sindrome da iperproliferazione batterica), carenze di ferro, calcio, ferritina e vitamina B12 e l’ipergastrinemia, una condizione che può essere responsabile di alcuni tumori. Inoltre, i sintomi tipici di una carenza di acidi gastrici, come ad esempio una sensazione di pesantezza e sonnolenza dopo i pasti, possono aggravare la sintomatologia di chi soffre di ipotiroidismo.

Cosa possiamo fare, quindi, per alleviare questa condizione? I rimedi “fai da te”, come ad esempio l’assunzione di aceto di mele o succo di limone, possono essere accompagnati dall’utilizzo di un integratore a base di betaina e pepsina, due sostanze che aiutano la digestione, in particolare delle proteine. L’utilizzo di questi prodotti richiede tuttavia una certa attenzione, perché va calibrato sulla persona e, se si esagera, potrebbe provocare sintomi opposti (acidità di stomaco, nausea, reflusso gastrico, ecc.). In Italia questi prodotti non sono particolarmente diffusi, quindi ti proponiamo uno dei pochi integratori che siamo riusciti a reperire in rete e che ci ha comunque convinti per la serietà dell’azienda produttrice.

Se è presente una condizione di bassi livelli di acidità gastrica un integratore a base di betaina e pepsina può quindi contribuire a velocizzare la digestione, ad aumentare i livelli di energia, a migliorare l’umore e a perdere il peso in eccesso.

Enzimi proteolitici

Una delle sostanze maggiormente in grado di avere un impatto sul nostro sistema immunitario sono i cosiddetti enzimi proteolitici. Queste sostanze, prodotte dal nostro organismo e presenti in alcuni alimenti vegetali (come ad esempio la papaya e l’ananas), sono in grado di “rompere” i cosiddetti CICs (circulating immune complexes), delle molecole generate dall’attivazione del nostro sistema immunitario e che possono sovraccaricare l’organismo, generando alcuni dei sintomi tipici dell’ipotiroidismo. Per quanto riguarda la Tiroidite di Hashimoto è interessante rilevare che, trattandosi essa di una patologia su base immunitaria, queste sostanze potrebbero inoltre contribuire a far abbassare gli anticorpi tiroidei.

Ma come assumere queste sostanze così benefiche al nostro organismo? Prima di tutto è necessario ricordare che è possibile ridurre la nostra esposizione alle reazioni immunitarie ad esempio evitando l’assunzione di cibi in grado di provocare permeabilità intestinale, come ad esempio quelli contenente glutine. Tuttavia, poiché questo processo di “depurazione” potrebbe richiedere diversi mesi, è possibile velocizzarlo ricorrendo a un integratore di enzimi proteolitici, da assumere lontano dai pasti con abbondante acqua. Poiché non si tratta di un prodotto particolarmente diffuso, siamo andati alla ricerca di un buon prodotto da consigliarti e ne abbiamo trovato uno molto valido, che trovi più in basso.

Uno studio del 2002 condotto in Francia su 40 pazienti con Tiroidite di Hashimoto ha evidenziato che l’assunzione di questo integratore ad alti dosaggi può contribuire a ridurre gli anticorpi tiroidei, i livelli di TSH e la sintomatologia tipica dell’ipotiroidismo, permettendo addirittura in alcuni casi una riduzione o una sospensione della terapia farmacologica.

Moducare®

La capacità del nostro sistema immunitario di svolgere correttamente la sua funzione dipende, in parte, anche dall’efficienza delle nostre ghiandole surrenali. Quando queste smettono di funzionare adeguatamente (ad esempio in periodi di forte stress o carenza di sonno) tutto l’organismo ne risente, esponendoci al rischio di contrarre malattie.

Ma cosa possiamo fare per sostenere le ghiandole surrenali? Alcune sostanze, come ad esempio gli steroli vegetali, possono aiutarci. Resta valido, quindi, il consiglio di consumare abbondanti quantità di frutta e verdura. Inoltre, se vogliamo potenziare questo meccanismo, possiamo ricorrere a un integratore brevettato conosciuto come Moducare®. Contenendo un mix di queste sostanze, esso ha un impatto sia sull’efficienza surrenalica che sul nostro sistema immunitario. In Italia è poco diffuso, quindi ti proponiamo più in basso l’unico prodotto che siamo riusciti a trovare online.

L’efficacia di questo prodotto è stata testata con uno studio in doppio cieco condotto su dei maratoneti, che ha evidenziato come il Moducare® può aiutare nella prevenzione delle malattie, grazie a una migliore risposta allo stress.

Vitamina B1

Alcuni dei sintomi tipici dell’ipotiroidismo, come ad esempio stanchezza, fatica e irritabilità, potrebbero dipendere in alcune persone da livelli non ottimali di vitamina B1. Questo prezioso microelemento, infatti, è coinvolto nella conversione degli zuccheri in energia e in generale contribuisce a migliorare la nostra digestione che, nel caso delle persone che soffrono di Tiroidite di Hashimoto, da recenti ricerche sappiamo essere spesso compromessa a causa dei bassi livelli di acidi gastrici.

Ma come ripristinare adeguati livelli di questa sostanza? Oltre al consiglio di consumare cibi sani e ricchi di vitamina B1 (come ad esempio le carni e la frutta secca), potrebbe essere necessario ricorrere a un integratore. Il classico multivitaminico potrebbe andar bene per il mantenimento, ma per migliori risultati è consigliabile, in un primo momento, ricorrere a un integratore specifico ad alto dosaggio. Più in basso te ne proponiamo uno tra i vari presenti sul mercato.

Un recente studio italiano condotto su pazienti affetti da Tiroidite di Hashimoto ha evidenziato come un’integrazione di 600mg di vitamina B1 al giorno può migliorare la sensazione di fatica e spossatezza spesso associate a questo disturbo.

Vitamina B12

La vitamina B12 è una particolare sostanza che per essere assorbita in modo corretto richiede livelli ottimali di acidi gastrici e dell’enzima proteasi. E poiché entrambi risultano spesso carenti in chi soffre di ipotiroidismo, si registrano in queste persone bassi livelli di vitamina B12 (a volte non rilevati dalle analisi del sangue) che possono portare ad anemia, sottosviluppo dei villi intestinali, infiammazione e fastidi digestivi, che vanno ad accentuare i sintomi dell’immunità.

Come assumere, quindi, abbastanza vitamina B12? Questa sostanza si trova praticamente solo in cibi di origine animale, motivo per cui spesso ne sono carenti persone che seguono una dieta vegetariana o vegana. In caso di forti carenze, inoltre, potrebbe essere indicato seguire un periodo di integrazione. Il protocollo base di solito prevede da 1 a 3 mg di metilcobalamina (migliore rispetto alla cianocobalamina) per dieci giorni, poi una volta a settimana per quattro settimane e, infine, una dose al mese di mantenimento. Trattandosi di un integratore molto popolare (perché necessario per chi segue diete vegetariane e vegane), esistono molti prodotti sul mercato. Più in basso trovi la nostra scelta.

I risultati maggiori dall’integrazione di questa vitamina (che comunque possono fare tranquillamente tutti) li ottengono di solito le persone che seguono diete vegane o vegetariane, chi soffre di anemia e chi, in generale, si sente spesso stanco.

Vitamina D3

Una delle vitamine che maggiormente regola il nostro sistema immunitario è la vitamina D3. Questa sostanza, recentemente ribattezzata come vitamina-ormone per l’importantissima funzione regolatoria che svolge nel nostro organismo, è purtroppo quasi sempre carente in chi soffre di patologie autoimmunitarie, come la Tiroidite di Hashimoto (fino al 92% della popolazione, secondo una recente ricerca realizzata in Turchia). Inoltre, da uno studio del 2013, la carenza di vitamina D3 è stata associata a un maggior numero di anticorpi tiroidei, soprattutto se con altre carenze.

Come assicurarsi, quindi, buoni livelli di vitamina D3? La soluzione migliore è senza dubbio quella di esporsi regolarmente al sole. Ma poiché non sempre questo è possibile (basti considerare che per avere livelli ottimali di vitamina D3 nel sangue partendo da una situazione di carenza sarebbero necessarie dalle 4 alle 6 ore di esposizione al sole per 7 giorni di fila), è utile ricorrere a un integratore, soprattutto nei mesi invernali. Esistono alcune soluzioni farmacologiche (come il DIBASE®), che possono essere prescritte dal medico di base e che consigliamo. Nel caso in cui invece si preferisca ricorrere a un integratore nutrizionale ad alto dosaggio (da almeno 5000 UI al giorno), più in basso è possibile trovare la nostra scelta.

Sebbene si tratti di ricerche ancora in fase di analisi, sembrerebbe che avere livelli ottimali di vitamina D3 nel sangue possa essere utile nella prevenzione di altre malattie immunitarie, frequenti in chi soffre di Tiroidite di Hashimoto.

Magnesio

Per chi soffre di sintomi come stitichezza, crampi e insonnia, è facile supporre una carenza di magnesio. Secondo uno studio del 2009, infatti, ben il 75% degli Americani soffrirebbe di una carenza, più o meno marcata, di questa sostanza, che può accentuare molti dei sintomi dell’ipotiroidismo. Sfortunatamente, inoltre, si tratta nella maggior parte dei casi di carenze di tipo subclinico, ovvero che non vengono trattate perché difficilmente evidenziabili attraverso le analisi.

Come integrare, quindi, sufficienti quantità di magnesio? Esistono molti ottimi cibi che contengono questa sostanza, come ad esempio le verdure a foglia verde, la frutta secca e i semi, ma è in ogni caso consigliabile ricorrere anche a un integratore, soprattutto per alcune categorie di persone più inclini a soffrire di una carenza di magnesio, come ad esempio le donne fertili. Si tratta di prodotti molto diffusi e disponibili in vari formati, da scegliere in base alle esigenze. Più in basso trovi uno dei prodotti che riteniamo migliori, di un’ottima azienda francese con cui siamo in contatto.

Per chi assume ormoni tiroidei (come l’Eutirox®) è infine importante assumere il magnesio ad almeno quattro ore di distanza dal farmaco. L’ideale, date le sue proprietà rilassanti e concilianti per il sonno, è assumerlo prima di dormire.

Ferro

Per molti anni le carenze di ferro sono state al centro dell’attenzione di medici e ricercatori. Nonostante l’interesse di recente sia un po’ scemato, nel caso dell’ipotiroidismo è bene tenere sotto controllo i livelli di ferritina (la proteina responsabile dell’accumulo di ferro nell’organismo), in quanto essa è coinvolta nel trasporto e nell’utilizzo dell’ormone triiodotironina (o T3). Una sua carenza può manifestarsi in vari modi, tra i quali la perdita di capelli.

Come scongiurare, quindi, la carenza di questa importante sostanza? Più che sull’assunzione di sufficienti quantità di ferro (cosa tranquillamente fattibile con un’alimentazione corretta, dato che il ferro è presente in buone quantità in molti alimenti), la nostra attenzione dovrebbe spostarsi sull’integrazione di alcune sostanze coinvolte nel metabolismo del ferro. Per questo motivo, un integratore potrebbe essere d’aiuto. Più in basso trovi una delle varie opzioni presenti sul mercato.

Qualora si decida di integrare questa sostanza, è bene fare molta attenzione ai dosaggi. Un sovradosaggio di ferro può infatti dare effetti collaterali, anche gravi. Per lo stesso motivo è bene tenere questo integratore lontano dai bambini.

Fucus, pilosella, fungo reishi e altri: cosa c’è di vero?

Quelli che abbiamo visto sono gli integratori che hanno dimostrato di poter avere un ruolo di supporto in chi soffre di ipotiroidismo. Navigando in rete è tuttavia possibile trovare un gran numero di rimedi naturali (o presunti tali) che vengono consigliati come integrazione, se non addirittura sostituzione, delle terapie ormonali tradizionali. Tra questi i più noti, dalle nostre ricerche, sono sicuramente il fucus, la pilosella e l’ormai onnipresente e famosissimo fungo reishi.

Sebbene si tratti di rimedi che sicuramente possono avere un ruolo nel supporto al trattamento di alcuni disturbi, nel caso dell’ipotiroidismo non ce la sentiamo di consigliarli. A differenza degli altri integratori che abbiamo visto, infatti, questi rimedi naturali non possiedono, per quanto riguarda l’ipotiroidismo, una letteratura scientifica a supporto sufficiente.

A prescindere dall’integratore o rimedio che si voglia utilizzare, quindi, il nostro consiglio resta quello di valutare in modo razionale le varie alternative, senza farsi impressionare da promesse esagerate. Le alternative come abbiamo visto esistono, ma non risiedono certo in erbe miracolose dalle promesse esagerate. Riassumiamo, quindi, quanto visto.

Conclusione: come curare l’ipotiroidismo in modo naturale

Distinguiamo quindi tra tre protocolli: uno base, uno intermedio e uno avanzato.

Quello base comprende integratori che potrebbero essere consigliati praticamente a tutti.

  • Probiotico Nutri&Co ()
  • Vitamina D3 Wehle Sports ()
  • Magnesio Nutri&Co ()

Quello intermedio comprende invece integratori un po’ più specifici, ma comunque consigliabili.

  • Selenio Lineavi ()
  • Vitamina B12 Nu U Nutrition ()
  • Vitamina B1 Health Leads ()

Quello avanzato comprende infine integratori che richiedono una valutazione personalizzata.

  • Betaina e pepsina Doctor’s Best ()
  • Enzimi proteolitici Vegavero ()
  • Moducare® ()
  • Ferro ()

In ogni caso consigliamo di rivolgersi al proprio medico curante (o a un professionista di fiducia) prima di intraprendere qualsiasi protocollo di integrazione, a maggior ragione se questo potrebbe andare ad interferire con la terapia farmacologica attualmente in atto. Migliorare la propria condizione di benessere in modo naturale è quindi possibile, anche in caso di ipotiroidismo, ma occorre sempre prestare una certa attenzione e affidarsi solo a soluzioni testate.

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  30. Wentz I. Using enzymes to overcome Hashimoto’s. Thyroid Pharmacist. 2015. Disponibile su: https://thyroidpharmacist.com/articles/using-enzymes-to-overcome-hashimotos.

Bibliografia

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