CIBO DALL’ELETTRICITA’

CIBO DALL’ELETTRICITA’

Un team di ricerca finlandese ha compiuto un passo verso il futuro degli alimenti sviluppando un metodo per produrre cibo dall’elettricità. Se lo ridimensionamento dimostra di avere successo, potrebbe essere uno strumento nella lotta contro la fame nel mondo e il cambiamento climatico.

 

IL BIOREATTORE ELETTRICO

 

I ricercatori finlandesi hanno creato un gruppo di proteine monocellulari abbastanza nutrienti da essere utilizzate come pasto; il tutto utilizzando un sistema alimentato da energia rinnovabile.
L’intero processo richiede solo elettricità, acqua, anidride carbonica e microbi.

Il cibo sintetico è stato creato nell’ambito del progetto Food From Electricity, che è una collaborazione tra LUT e il Centro di Ricerca Tecnica della Finlandia.

Dopo aver esposto le materie prime all’elettrolisi in un bioreattore, il processo forma una polvere costituita da più del 50 per cento da proteine e dal 25 per cento da carboidrati ed il resto diviso tra acidi nucleici e grassi,con lo stesso valore nutrizionale di un pasto completo – la composizione può anche essere modificata alterando i microbi utilizzati nella produzione.

La fase successiva, secondo Juha-Pekka Pitkänen, principale scienziato del VTT, è di ottimizzare il sistema perché attualmente sono necessarie circa due settimane per produrre un grammo di proteine. Pitkänen ha affermato in un comunicato stampa di LUT: “Attualmente ci stiamo concentrando sullo sviluppo della tecnologia: concetti di reattore, tecnologia, miglioramento dell’efficienza e controllo del processo”.

Secondo Pitkänen ci vorrà circa un decennio prima che questo sistema diventi efficiente e ampiamente disponibile – “Forse 10 anni è un periodo di tempo realistico per raggiungere la capacità commerciale, in termini di legislazione e tecnologia di processo necessari”.

UN MONDO SENZA FAME

La potenzialità degli alimenti prodotti utilizzando elettricità e altre materie prime disponibili sono enormi e avrebbero un impatto significativo sull’intero pianeta.
Attualmente, due sono i modi principali di utilizzo.

Innanzitutto, come mezzo per alimentare le persone affamate e fornire una fonte di cibo in aree non adatte alla produzione agricola. Pitkänen ha affermato che, in futuro, “la tecnologia può essere trasportata, ad esempio, nei deserti e nelle altre aree che affliggono la carestia”, fornendo una fonte di cibo economico e nutriente a coloro che ne hanno più bisogno.

La macchina funziona anche indipendentemente dai fattori ambientali, il che significa che potrebbe alimentare le persone in modo costante – Jero Ahola, professore di LUT, ha dichiarato nel comunicato stampa che “non richiede una posizione con le condizioni per l’agricoltura, come la giusta temperatura, umidità o un certo tipo di suolo “.

In secondo luogo, come mezzo per ridurre le emissioni globali riducendo la domanda di bestiame alimentare e le colture necessarie per alimentarle. Attualmente, l’industria della carne rappresenta tra il 14 e il 18 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra, nonché l’assunzione di campi di terreno che potrebbero essere applicati per altri scopi.

La produzione di cibo derivante dall’elettricità potrebbe ridurre la quantità di agricoltura insostenibile necessaria per riempire le nostre pancette in quanto ci fornisce un metodo più piccolo, più economico e rinnovabile per ottenere i nostri nutrienti. Altre soluzioni a questo problema includono la carne prodotta da laboratorio o la trasformazione dell’insetto, che produce meno spreco e richiede meno energia.

f: https://futurism.com/

I punti fondamentali della DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

I punti fondamentali della DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

Ettore Pelosi è Medico Chirurgo, Dottore di Ricerca ed Esperto in Scienza dell’Alimentazione con due grandi passioni: alimentazione su base vegetale e alimentazione nello sport.
E’ convinto che una dieta appropriata, associata alla giusta attività fisica, offra ad ogni persona la possibilità di ottimizzare le sue performance in ogni contesto e momento della giornata.
Per questo motivo ha trasformato la sua passione in missione dedicandosi alla scienza dell’alimentazione integrata con l’attività fisica.
Oggi, lavora come medico nutrizionista ed è docente nel Master di Nutrizione ed Alimentazione applicata allo Sport dell’Università Politecnica delle Marche (Link).
Su questi presupposti è nata OmeoDieta: non una dieta, ma uno stile di vita che associa alimentazione e attività fisica per prevenire e curare, ma soprattutto per utilizzare al meglio le nostre potenzialità.
E’ nato a Lucca, vive a Torino con sua moglie e 4 figli: “Non ha senso ignorare i numerosi benefici che possono conseguire ad una buona alimentazione… ho corso la mia maratona in 2h41’06”… ma posso, devo ancora andare oltre!”

Nel precedente articolo abbiamo parlato di DIETA IDEALE indicando le sue caratteristiche e le azioni da svolgere per la realizzazione.
Ora andremo ad analizzare nel dettaglio i punti fondamentali di questo regime.

Alcalinizzante – Vegana
Ogni alimento può essere classificato sulla base del suo residuo in acido e basico, all’interno di una scala definita PRAL (potential renal acid load); alimenti ricchi di proteine e anioni come i formaggi, la carne, il pesce e in minor misura i cereali e i legumi, sono acidi (positivi nella scala); basici quelli ricchi in cationi (frutta e verdura).
Perciò una dieta in cui frutta e verdura tornano ad essere gli alimenti più rappresentati, come quella vegana, soprattutto se crudista, è di per se alcalinizzante.
Per il nostro organismo un elevato apporto di sostanze alcaline è fondamentale per combattere l’acidosi metabolica latente, responsabile della riduzione generale della nostra qualità di vita, della nostra stanchezza cronica (soprattutto quella mattutina) e dell’insorgenza di numerose patologie tipiche della società del benessere.
Andando a leggere le pubblicazioni scientifiche, si nota che esistono documenti importanti che dimostrano che le diete su base vegetale oltre a fornire tutti i nutrienti essenziali possono dare dei vantaggi per la salute rispetto a quelle onnivore.
La posizione dell’Associazione Americana dei Nutrizionisti afferma: “.. le diete su base vegetale ben pianificate sono sane, nutrizionalmente adeguate ed offrono benefici per la salute nella prevenzione e trattamento di numerose patologie”.
Le diete vegetariane infatti contengono meno grassi saturi, colesterolo e proteine animali, inoltre contengono più fibre, magnesio, folato, vitamina C, vitamina E, carotenoidi e altri fitonutrienti ed antiossidanti.
In numerosi studi è stata dimostrata un’associazione tra: persone che seguono diete su base vegetale e indici di massa corporea più bassi, livelli di colesterolo e pressione arteriosa più bassi, ridotta prevalenza di ipertensione.
Inoltre alcuni studi, probabilmente proprio grazie ai fattori su detti, hanno rilevato una ridotta prevalenza di eventi e mortalità legati a patologie su base cardio-vascolare.
Alcune ricerche suggeriscono infine che diete su base vegetale possono ridurre il rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2.
Dunque benefici per la salute sono già raggiungibili tornando a scegliere diete ricche di frutta e verdura, con cereali integrali e legumi ben rappresentati e meno proteine animali.

Poco glutine
Recenti studi di gruppi Finlandesi e Statunitensi hanno dimostrato che la prevalenza della malattia celiaca è marcatamente incrementata negli ultimi anni.
Infatti, i dati mostrano che negli ultimi 50aa, negli USA, la celiachia è incrementata di circa 4 volte; questi numeri riflettono un reale incremento della patologia e non soltanto una sua migliore identificazione. Le ragioni di tale incremento non sono chiare, ma sicuramente dipendono da fattori ambientali come il cambiamento della natura del glutine o altri fattori correlati con la dieta.
Oltre al cambiamento di prevalenza, stiamo assistendo ad un cambiamento delle manifestazioni della malattia celiaca che non è più caratterizzata da sindrome da malassorbimento e diarrea; attualmente questa patologia si presenta come malattia sistemica con sintomi e segni quali anemia, osteoporosi, neuropatia periferica, atassia, sindrome del colon irritabile, dispepsia, ecc. ecc.
Alcuni pazienti sono asintomatici e la malattia viene identificata per caso eseguendo esami di screening in quanto appartenti a categorie di maggiore rischio (altri familiari con celiachia, colon irritabile, presenza di altre malattie autoimmuni e in particolare tiroiditi autoimmuni, diabete di tipo 1, sindrome di Down).
E accanto alla celiachia, è stata recentemente identificata la Gluten Sensitivity (GS), una sindrome caratterizzata da una clinica sovrapponibile a quella della celiachia, ma senza i criteri diagnostici di quest’ultima. E la GS ha una prevalenza ancora poco conosciuta che oscilla a seconda degli autori tra 1 persona su 100 e 1 su 4!!!
Dunque una dieta senza glutine può risultare in un miglioramento globale del nostro benessere, nel recupero di lucidità, capacità di concentrazione e determinazione.

Basso carico glicemico/insulinico
Indice glicemico e carico glicemico degli alimenti sono due concetti ormai noti alla maggior parte degli addetti ai lavori in campo nutrizionale e non.
Esprimono rispettivamente la velocità con cui lo zucchero contenuto in una certa quantità di alimento passa nel sangue e la quantità totale di zucchero presente in quell’alimento che passa nel sangue. Le tabelle che esprimono per ogni alimento indice e carico glicemico chiariscono come oltre agli zuccheri semplici, ai primi posti, vi siano le farine e i cerali raffinati.
Indice Insulinemico di un alimento indica l’incremento dell’insulina a seguito dell’assunzione di una certa quantità di alimento. Anche questo parametro va tenuto ben presente.
Gli alimenti di origine vegetale ed in particolare i cereali, che non abbiano subito lavorazioni, hanno tutti questi indici molto bassi; il nostro organismo, dal punto di vista metabolico, è capace di gestirli senza problemi. La raffinazione dei cereali, la maggior parte dei tipi di cottura etc. etc. determinano un marcato incremento di questi indici e dunque una cattiva gestione metabolica caratterizzata da picchi glicemici post-prandiali, conseguente eccessiva produzione di insulina da parte del pancreas, anabolismo con rapido deposito dei nutrienti, ipoglicemia…

Piccole quantità di sostanze nervine
Caffeina, teofillina e teobromina (ma anche efedrina, ioimbina, sinefrina…) sono sostanze che agiscono sul sistema nervoso e i cui effetti stimolanti sono proporzionali alla dose di assunzione.
Possono determinare insonnia, ansia, agitazione, tachicardia etc.; progressivamente inducono dipendenza e alla cessazione della loro assunzione compaiono frequentemente emicrania, incapacità di concentrazione, depressione, etc.
La loro presenza nella nostra dieta giornaliera può essere giustificata in piccole quantità e sporadicamente; difficile giustificarla nelle dosi in cui si trova comunemente rappresentata. Oggi, i nervini sono utilizzati per il loro effetto stimolante (che crea la dipendenza) con assunzioni ripetute nell’arco della giornata sotto forma di caffè, thè nero, thè verde, cioccolato, ed in quantità crescenti soprattutto dai soggetti più stanchi e stressati. Questo fa si che i benefici momentanei si accompagnino ad un progressivo incremento della sensazione di stanchezza generale, frequenza di cefalee, ansia, insonnia etc.

Questo modello nutrizionale si contrappone fortemente alla classica alimentazione occidentale, una dieta caratterizzata da troppi zuccheri, indici e carichi glicemici troppo elevati, proteine e grassi saturi in eccesso, carichi acidi molto elevati, vitamine e minerali in difetto.
La dieta ideale dal punto di vista teorico guida il nostro organismo verso la condizione di salute e benessere, consentendo di recuperare la nostra originaria forza e vitalità.
In più è etica, perché prevede un minor utilizzo delle risorse di madre terra, non prevede il sacrificio di esseri viventi e determina minor inquinamento.

Si tratta di una scelta forte e radicale, che richiede una più accurata pianificazione della giornata alimentare; ma i vantaggi sono evidenti e numerosi.
La scelta vegana comporta innanzitutto l’acquisizione di una consapevolezza alimentare superiore; in questa scelta è insito il rispetto per gli altri esseri viventi sacrificati (in tutti i sensi) alla nostra gola, per la terra da cui ricaviamo il cibo, per coloro che verranno dopo di noi e troveranno un mondo un po’ migliore. Col veganesimo è ineluttabile l’abbandono dei grassi e delle proteine animali; i primi riconosciuti come causa di infiammazione e ateroscelrosi, le altre tirate in causa da numerosi studi nel contributo alla genesi di diverse patologie. Inoltre la rinuncia ai cibi animali comporta un incremento dell’assunzione di cibi vegetali ricchi di vitamine, minerali, fitocomposti salutari e fibre.

La dieta ideale, quando applicata rigorosamente, richiede una particolare attenzione agli acidi grassi omega-3 che normalmente vengono assunti attraverso le carni dei pesci. Per questa ragione è raccomandabile l’assunzione di semi di lino tritati o olio di lino, in alternativa di noci.
Richiede anche un’integrazione di vitamina B12, essenziale per l’essere umano e assente nei cibi vegetali.
Per soggetti in accrescimento e per sportivi, soprattutto di potenza, richiede di porre particolare attenzione all’assunzione della giusta quantità di proteine. Queste si possono ricavare in forma completa dall’assunzione di cereali e legumi.

In conclusione, si fa un gran parlare della dieta perfetta; si pubblicano di continuo libri sull’argomento e trasmissioni e riviste sono prodighe di saggi consigli…
Certamente la dieta perfetta dovrebbe sposare caratteristiche nutrizionali particolari, ma al contempo dovrebbe trovare il nostro completo gradimento, essere pratica e avere la possibilità di esser condivisa con i propri cari. La dieta infatti è espressione delle tradizioni, della cultura, del gusto, ma anche di aspetti soggettivi come il carattere: è espressione della nostra determinazione e delle nostre debolezze …. caratteristiche che ci mostrano quanto sia un elemento caratterizzante e specifico di ogni persona, vale a dire una dieta personalizzata e differente, UNICA, per ognuno di noi.
E’ fondamentale scegliere ogni giorno il nostro cibo e le nostre ricette, sulla base del piacere e del benessere che ricaviamo da questa scelta….
Noi abbiamo il diritto/dovere di farlo, non qualcun altro al posto nostro!

Certo le caratteristiche nutrizionali ideali possono essere indicate e partendo da queste possiamo tracciare la dieta ideale, ma resta il fatto che la scelta finale sarà sempre la vostra!

Il regime proposto vorrebbe essere non soltanto salutare ma anche etico, vorrebbe suggerire uno stile di vita più consapevole, che ci riavvicini alla terra, per restituirci i nostri veri ritmi biologici; una vita con meno stress, più serenità, più interesse verso gli altri, verso le cose davvero importanti …utilizzate queste pagine come una guida e provate!
Provare non nuoce! 🙂

Ettore Pelosi MD
ettore.pelosi@gmail.com
www.omeodieta.it

LA DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

LA DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

A scrivere è Ettore Pelosi, Medico Chirurgo, Dottore di Ricerca ed Esperto in Scienza dell’Alimentazione con due grandi passioni: alimentazione su base vegetale e alimentazione nello sport.

“Sono convinto che una dieta appropriata, associata alla giusta attività fisica, offra ad ogni persona numerosi vantaggi, tra i quali il raggiungimento ed il mantenimento del peso ideale, la riduzione del rischio di malattie, la fiducia nelle proprie potenzialità, la capacità di ottenere risultati di ottimo livello, il miglior adattamento e recupero da eventi e situazioni “stressanti”, la possibilità di provare tutti cibi e di partecipare alle occasioni conviviali.
Sebbene non esistano cibi o diete magiche, tuttavia ci sono numerose strade per mangiare e bere appropriatamente in modo da poter raggiungere una condizione fisico-mentale che consenta di conseguire e mantenere i propri obiettivi negli ambiti familiare, lavorativo e ricreativo.
Oggi non ha alcun senso ignorare i numerosi benefici che possono conseguire ad una buona alimentazione!”

La dieta ideale e dieta perfetta sono due cose ben differenti: la prima è quella che auspicabilmente chiunque dovrebbe provare a realizzare per soddisfare i fabbisogni nutrizionali, mantenere la salute e prevenire le malattie; la dieta perfetta è quella scelta da ognuno di noi sulla base del gusto, della tradizione/abitudini e sulla base del benessere psico-fisico che ne riceve.
Spesso la dieta perfetta è molto lontana da quella ideale; oggi molto più spesso di un tempo!

Lo scopo di questo lavoro è quello di delineare i punti principali per realizzare una dieta ideale, sottolineandone le caratteristiche e provando ad aggiungere le informazioni necessarie per renderla realizzabile.

La DIETA è IDEALE se (i punti fondamentali):

– alcalinizzante (ricca di frutta e verdura),
– con basso carico glicemico/insulinemico (preferendo agli zuccheri semplici e alle farine raffinate, i carboidrati dei cereali integrali, quelli dei legumi e gli zuccheri della frutta),
– povera di grassi (e quei pochi prevalentemente mono- poli-insaturi come quelli della frutta secca, dell’olio extra-vergine d’oliva, degli oli estratti a freddo dai semi oleaginosi);
– povera di sostanze pro-infiammatorie come il glutine e i grassi animali;
– povera di sostanze nervine come quelle contenute in tè, caffè e cacao.

Esaminando le caratteristiche sopra indicate, ecco le azioni da svolgere per rendere realizzabile la dieta ideale:

1) per ridurre gli indici glicemici utilizzare cereali integrali, legumi, verdura e, in piccole quantità, frutta fresca (talvolta quella disidratata);
2) per ridurre i grassi saturi e le proteine animali evitare carne, pesce, uova, latte-latticini e utilizzare proteine di provenienza vegetale come quelle che si ritrovano nei cereali, negli pseudo-cereali, nei legumi, nella frutta secca e in piccola ma significativa quantità nelle diverse verdure, ortaggi e frutta;
3) evitare/limitare il glutine (grano o frumento, grano karasau, farro, orzo, segale e avena) sostituendolo/alternandolo con riso, miglio, grano saraceno, quinoa, amaranto e mais;
4) evitare/limitare le sostanze nervine come quelle contenute nel caffè, tè, cacao, cola.

Vegana e preferibilmente crudista, alcalinizzante, con poco glutine, con bassi carichi glicemico / insulinico e priva/povera di sostanze nervine, ecco la dieta ideale!

Nel prossimo articolo analizzeremo i punti fondamentali di questo regime.

Ettore Pelosi MD
ettore.pelosi@gmail.com
www.omeodieta.it

Quando e perchè mangiare frutta

Quando e perchè mangiare frutta

Molti credono che per trarre beneficio dalla frutta basti mangiarla ma non è così semplice quanto si pensa.
E’ importante sapere QUANDO mangiarla.

Cosa significa mangiare la frutta in maniera corretta?

SIGNIFICA NON MANGIARE LA FRUTTA DOPO I PASTI!
LA FRUTTA DEVE ESSERE MANGIATA A STOMACO VUOTO

Se segui questa regola la frutta assumerà un importante ruolo disintossicando il tuo corpo, fornendo una grande quantità di energia per la perdita di peso e per altre attività del tuo organismo.

Ad esempio se tu mangiassi due fette di pane e poco dopo due fette di frutta, quest’ultima sarebbe pronta per finire nell’intestino ma tale processo verrebbe impedito a causa del pane ingerito poco prima:
l’intero pasto si decompone, fermenta e si trasforma in acido e quando il frutto entra a contatto con i succhi gastrici e il cibo nello stomaco, l’intera massa di cibo comincia a rovinarsi.

E’ importante dunque mangiare la frutta a stomaco vuoto o prima dei pasti.

Spesso sentiamo persone lamentarsi: “ogni volta che mangio l’anguria rutto”, “quando mangio la banana devo correre in bagno”, ecc.
Se si mangiasse la frutta a stomaco vuoto tutto questo non accadrebbe!
La frutta mescolandosi con la putrefazione degli altri prodotti alimentari produce gas, fermenta e farà gonfiare lo stomaco!

Secondo il dottor Herbert Shelton (educatore alla salute, vegetariano, fautore del crudismo e del digiuno terapeutico, fondatore della corrente naturopatica chiamata igienismo) tutti i frutti diventano alcalini nel nostro corpo se mangiati in maniera corretta.

Mangiare correttamente frutta è il segreto della bellezza, longevità, salute, energia, felicità e peso forma.

Bevi solo succhi di frutta fresca, mai in brik o lattina e nemmeno succhi riscaldati.
Non mangiare frutta cotta perché la cottura distrugge tutte le vitamine e i nutrienti.

Mangiare frutta è meglio che bere un succo di frutta.
Qualora decidessi di bere un succo bevilo lentamente cosicché questo si mescoli con la saliva prima che venga deglutito.

Bastano tre giorni di sola frutta per notare cambiamenti sul tuo corpo.
Ti sorprenderai degli effetti benefici che apporterà sul tuo organismo e sul tuo volto!

Un altro consiglio è quello di non bere mai acqua fredda dopo i pasti.
L’acqua fredda reagisce con gli acidi della digestione e tenderà a far solidificare il pasto appena consumato, rallentando la digestione.
Il composto liquido viene assorbito dall’intestino molto più velocemente rispetto al cibo solido.

Proteine Vegetali: Dove Trovarle e Perché Fanno Bene

Proteine Vegetali: Dove Trovarle e Perché Fanno Bene

proteine vegetaliLe proteine sono i costituenti fondamentali delle cellule. Comunemente si ritiene che quelle utili per il nostro organismo si trovino esclusivamente o prevalentemente negli alimenti di origine animale, tuttavia molti prodotti vegetali, ne sono ricchi e rappresentano fonti adeguate nel caso, per esempio, di regime vegetariano o vegano.

I fabbisogni proteici sono di circa 47 gr al giorno per le donne e di circa 56 gr al giorno per gli uomini, questo in linea di massima, poiché il fabbisogno proteico varia a seconda dell’età, dello stato di salute, dell’attività fisica, ed aumenta durante la gravidanza e l’allattamento. Ma siamo comunque lontani dalle grandi quantità di proteine che ogni giorno molti di noi assumono in maniera esagerata.
Le proteine sono sostanze organiche azotate formate dalla combinazione chimica di aminoacidi. Il nostro corpo può sintetizzare 15 dei 23 aminoacidi di cui abbiamo bisogno. Il che significa che 8 aminoacidi essenziali (9 per i bambini), devono provenire dai cibi che mangiamo.
Gli aminoacidi essenziali hanno funzioni importanti del corpo tra cui la produzione e la riparazione dei tessuti, la formazione di emoglobina, la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue, la produzione di alcuni ormoni, l’assorbimento del calcio, la produzione di anticorpi, la digestione, la rimozione di metalli pesanti dall’organismo, la gestione del sonno, dell’umore e del dolore ed tanto altro ancora.

Il termine “proteina completa” significa che tutti gli otto amminoacidi essenziali sono presenti nella proporzione corretta in un dato alimento. Il termine “proteina incompleta” si riferisce ad alimenti che hanno tutti gli aminoacidi essenziali, ma sono a basso contenuto di uno o più di essi (aminoacido limitante). E sono proprio gli alimenti vegetali ad avere uno o più amminoacidi limitanti: ad esempio, l’aminoacido limitante nei cereali è solitamente la lisina (Lys), e nei legumi può essere metionina (Met) e triptofano (Trp).

Ma questo non ci deve preoccupare in quanto le proteine vegetali possono in ogni caso essere assunte in maniera completa.
In base a recenti studi scientifici è stato confermato che non è necessario nell’alimentazione vegetariana e vegana combinare gli alimenti proteici specifici in un solo pasto per ottenere una proteina completa. Ogni volta che mangiamo infatti, il nostro corpo in qualche modo “conserva” gli aminoacidi, per prenderne ogni volta che il nostro organismo ne richiede. Basterà quindi variare l’assunzione di proteine durante il corso della giornata, ma anche durante la settimana.

Per esempio basterà completare gli aminoacidi assunti attraverso fagioli e lenticchie con cereali, noci e semi, e viceversa. E tutto ciò non necessariamente in un solo pasto. Ancora una volta, “la varietà” è la regola d’oro per un’alimentazione corretta.

Legumi e cereali, frutta secca, semi vari ed alcune verdure e ortaggi, sono ottimi per sostituire le proteine animali con quelle vegetali. L’attenzione però si sposta spesso soltanto su legumi e cereali perché grazie ai vari tipi di lavorazione alimentare che ne deriva è possibile consumarne in grande quantità e raggiungere facilmente il fabbisogno raccomandato di proteine. Per poter bilanciare bene, la dieta è importante sapere, quali sono le principali fonti di proteine vegetali e integrare la nostra alimentazione di conseguenza, variandola il più possibile e non facendo mai mancare i sali minerali e le vitamine contenuti nella frutta e nella verdura.

Ecco alcuni dei principali alimenti che contengono proteine vegetali:

 

Verdure e ortaggi

Il cavolo verde contiene  15 gr di proteine per 100g di prodotto cotto; i carciofi 10,1 gr per 100g di prodotto cotto, gli spinaci 6,3 gr per 100g di prodotto cotto, i peperoni 5,2 gr per 100g di prodotto cotto, gli asparagi 5,1 gr per 100g di prodotto cotto, i funghi prataioli 4,8 gr per 100gr di prodotto cotto.

Frutta Secca

Frutta secca e semi

La frutta secca risulta essere una ricca fonte di proteine vegetali i più rappresentativi sono: i pinoli  31,9 gr/100g, le arachidi 29 gr/100g, le Mandorle 20 gr/100 gr. (anche il latte che se ne ricava fornisce buone quantità di questi nutrienti).
I pistacchi 18,1 gr/100g,  gli anacardi 15 gr/100g, le noci 14,3gr/100g e le nocciole 13,8 gr/100g.

Semi di Canapa sono i semi di una pianta conosciuta fin dall’antichità, anche se di piccole dimensioni, risultano essere molto preziosi per via del loro elevato contenuto proteico 34 gr su 100 di prodotto, contengono tutti gli aminoacidi essenziali, quindi possono essere definiti alimenti proteici completi e con quasi il 40% di grassi polinsaturi (Omega 3,6,9), il seme di canapa decorticato risulta essere una ricca fonte di proteine vegetali (25%) e acidi grassi essenziali che apportano notevoli benefici per la salute dell’apparato cardiovascolare. Nei semi di canapa sono presenti anche le vitamine A, E, B1, B2(a eccezione della B12), la vitamina PP e la C; infine fibra grezza e sali minerali, calcio, ferro, fosforo, magnesio e potassio.

Le proprietà antiossidanti li rendono utili a tutti indistintamente, mentre l’alta percentuale proteica li rendono, un cibo particolarmente adatto a chi fa attività sportiva e muscolare intensa. Il consumo abituale, di questi semi contribuisce cosi, ad avere un corpo forte e sano, un sistema immunitario ben funzionante e di godere di benessere ed energia vitale. Possono essere consumati in aggiunta allo yogurt, a zuppe e minestre, alle salse ed insalate. Se sminuzzati, permettono di ottenere una farina per torte e biscotti. Inoltre con i semi decorticati di Canapa e con la loro farina si possono ottenere hamburger ed un formaggio vegetale (Hemp-fu) simile al tofu, nonché creme con cui preparare altrettanti cibi squisiti.

Cereali

I cereali sono facili da usare e sono una delle migliori fonti di proteine vegetali, il germe di grano 28 gr, la crusca 14 gr, la farina di frumento integrale 11 gr, calcolati su 100 grammi di prodotto. L’Orzo integrale  viene largamente utilizzato nella cucina mediterranea  soprattutto per la preparazione di zuppe e minestre, l’orzo ha una discreta quantità di proteine (10,4 grammi circa/100 grammi), sali minerali e amidi ed è il cereale con il più basso indice glicemico. Ha proprietà rinfrescanti, disintossicanti, remineralizzanti e sedative. Adatto anche come alimento per i bambini perché di facile digeribilità, ha un elevato potere saziante essendo molto ricco di fibre. Il Farro  integrale risulta essere il frumento più antico, conosciuto e utilizzato fin dall’età del neolitico. Un etto di farro apporta circa 15,1 grammi di proteine. Fra i cereali è il meno calorico (in quanto poverissimo di grassi). Ha un contenuto interessante di fibre insolubili che favoriscono la peristalsi intestinale.

La Quinoa le sue origini sono antichissime: diffusa tra gli Inca, rappresenta da sempre l’alimento base delle popolazioni andine perché la pianta da cui si ricava è molto resistente e non necessita di trattamenti. Somiglia nell’aspetto a un cereale e viene spesso cucinato come se lo fosse (zuppe, insalate fredde, primi piatti), ma in realtà è un vegetale della stessa famiglia degli spinaci. Ha un buon apporto proteico (circa 14 grammi per etto) e contiene tutti i nove amminoacidi considerati essenziali per il nostro organismo. Nella quinoa è, inoltre, eccellente l’equilibrio fra proteine e carboidrati. In più è ricca di minerali come fosforo, magnesio e zinco, e di grassi insaturi ed è indicata per l’alimentazione dei celiaci perché priva di glutine.

Legumi

Legumi

La Moringa oleifera possiede qualità nutrizionali ottime ed è considerata uno dei migliori vegetali perenni. Difficilmente può trovarsi un alimento più completo. È assolutamente di grande rilievo il fatto che il contenuto proteico delle parti della pianta è completo, (corredo equilibrato in tutta la gamma degli aminoacidi, anche quelli essenziali) questo fatto è pressoché unico tra i vegetali, di certo, anche per le quantità in gioco, si può definire l’unica pianta esistente (ad oggi nota) con tali caratteristiche. Una volta estratti gli oli dai semi, la pasta residua contiene il 60% di proteine pregiate; questa è una quantità enorme se si considera che il residuo dell’analogo trattamento della soia (prodotto di discreta qualità proteica vegetale) produce dal 30 al 35% di proteine. Tutte le parti della pianta sono commestibili, il loro sapore è gradevole, e possono essere consumate fresche e/o preparate in differenti maniere. Il legumi della Moringa oleifera  freschi, si consumano lessi, il loro sapore ricorda quello dei fagiolini o dei fagioli. I semi dei baccelli maturi, possono essere lessati ed il loro sapore, risulta molto simile, a quello dei ceci. Possono essere consumati anche tostati. Le foglie tenere sono buone bollite ed allo stesso modo, servono anche per minestroni ed altri piatti vari. Crude si consumano in insalate. Il sapore è leggermente piccante, una via di mezzo tra il crescione ed il ravanello. Le radici degli alberi molto giovani, hanno sapore piccante, molto simile a quello dei ravanelli. Anche i fiori sono commestibili, di norma, sono preparati in insalata.

I ceci hanno un contenuto proteico piuttosto elevato 21gr/ 100 grammi di ceci secchi. Possono essere consumati anche crudi, sotto forma di germogli. In alcuni Paesi costituiscono l’ingrediente base per la preparazione dell’Hummus, salsa caratteristica della cucina mediorientale. Come tutti i legumi, sono ricchi di lecitina, sostanza che favorisce l’emulsione dei lipidi, impedendone l’accumulo nel sangue. I fagioli hanno notevoli quantità di proteine (dai 20 ai 22 grammi ogni 100 di fagioli secchi) e pochissimi grassi. Tuttavia, trattandosi di proteine a bassa biodisponibilità, è necessario consumare i fagioli in abbinamento a cereali quali orzo, farro e frumento, che ne facilitano l’assimilazione. Le Lenticchie, sono fra i legumi con il più elevato contenuto proteico (quasi 23 grammi ogni 100 di lenticchie secche). Hanno anche buone quantità di ferro, consumate in abbinamento con i cereali rappresentano un piatto unico completo ed equilibrato. Le fave 27,2 gr di proteine ed i piselli 21,7 gr di proteine. La soia è una delle principali fonti di proteine vegetali, vanta circa il 35% di contenuto proteico sulla percentuale di peso secco del prodotto. E’ la materia prima della maggior parte degli alimenti pronti come Tofu e Tempeh, normalmente usati per sostituire le proteine animali, è importante però che si acquisti solo soia biologica esente OGM.

Proteine vegetali perché fanno bene

I cibi vegetali sono tipicamente poveri di grassi saturi e totalmente privi di colesterolo, che sono i fattori dietetici responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue, e sono invece ricche di acidi grassi mono e polinsaturi. Una dieta ad alto contenuto di fibre, circa 35-40 gr al giorno, composta principalmente da legumi, frutta e verdure in genere si può ottenere la riduzione della concentrazione di colesterolo LDL.
Per la particolare composizione aminoacidica delle proteine vegetali e in particolare per la loro carenza di metionina contrastano la formazione di omocisteina, il cui accumulo nel sangue può diventare un ulteriore rischio per le malattie coronariche.

Inoltre le proteine vegetali forniscono un basso apporto di sodio che risulta indispensabile per il mantenimento ottimale del nostro apparato cardiovascolare. I cereali integrali e le verdure, sono più indicati, nella dieta dei diabeti perché assicurano un apporto adeguato di micronutrienti, tengono sotto controllo l’aumento della trigliceridemia, facilitano la perdita di peso (poiché accrescono il senso di sazietà), e mantengono un controllo glicemico ottimale a lungo termine. Inoltre è stato dimostrato che una dieta a elevato contenuto di carboidrati complessi (che si trovano solo nei cibi vegetali) e a ridotto contenuto di grassi è il provvedimento terapeutico migliore per contrastare il diabete. Una dieta basata su proteine vegetali riduce il rischio di formazione di calcoli del rene e della colecisti e i livelli di pressione arteriosa. Le diete a base di proteine  vegetali possono aiutare a prevenire molti tipi di tumore. Il tumore della mammella ha una incidenza drammaticamente ridotta in quei Paesi dove le diete sono tipicamente basate su cibi vegetali.

Inoltre, è stato dimostrato da svariati studi scientifici, che una dieta ricca di proteine vegetali, riduce il rischio di osteoporosi. Ciò spiegherebbe il perché individui che risiedono in Paesi ove tipicamente la dieta è a base di cibi vegetali manifestino bassi tassi di osteoporosi anche in presenza di basse assunzioni di calcio.

Lorena

Peperoncino: la Bacca Piccante che Cura Tutti i Mali

Peperoncino: la Bacca Piccante che Cura Tutti i Mali

peperoncini piccantiIl Peperoncino è una pianta erbacea appartenente al genere Capsicum, della famiglia delle Solanaceae.

Le piante sono dei cespugli, con foglie di colore verde chiaro e fiori viola o bianchi stellati 5-6 petali su fusti teneri. La loro altezza varia dai 40 agli 80 cm.

Il frutto è una bacca che può avere colore rosso, verde o giallo e che ha dimensioni e forma diverse in base alla varietà, al suo interno, sono racchiusi numerosi semi a forma di piccoli dischetti giallastri.

Si tratta di un arbusto perenne, a vita breve che ha bisogno di molta acqua. Può essere coltivato, ovunque, in campagna, nei giardini, sui terrazzi e sui balconi in città.

Il peperoncino si distingue in 5 tipologie più comuni che vengono talvolta ibridate:

  1. Capsicum annuum che comprende i peperoni dolci, il peperoncino comune, il peperoncino di Cayenna e il peperoncino Jalapeño messicano;
  2. Capsicum frutescens, che comprende anche il  Tabasco;
  3. Capsicum chinense, originario dell’Amazzonia, tale specie include l’Habanero, originario dello Yucatan, che risulta essere in assoluto, il peperoncino più piccante;
  4. Capsicum pubescens;
  5. Capsicum baccatum.

Il nome deriverebbe dal vocabolo latino capsa che significa “scatola”. Il termine richiama la forma del frutto, somigliante ad una scatola che racchiude i semi. Il termine “peperoncino” si riferisce invece all’affinità del gusto (ma non dell’aspetto), con quello del pepe. L’origine del peperoncino è Sudamericana. Il suo primo utilizzo risale al 5000 Avanti Cristo, come testimoniato in diversi reperti archeologici ritrovati in Messico e Cile.

I Maya utilizzavano il peperoncino piccante come alimento, ma anche per scopi terapeutici. Il peperoncino veniva chiamato, allora come oggi nei paesi dell’America Latina “Chili, termine di derivazione azteca. Quando gli spagnoli sbarcarono in America, gli Aztechi avevano già creato numerosissime varietà. Esistono molte testimonianze che associano l’ultimo Sovrano degli Aztechi, il celeberrimo Montezuma, all’impiego del peperoncino. Si dice che lo mangiasse in diverse pietanze e che lo bevesse anche mescolato con il cacao. In Texas il “Chili” è divenuto oggi sinonimo di un piatto tipico formato da fagioli, carne e peperoncini piccanti. Del resto, anche nella lingua inglese il peperoncino è chiamato “Chili Pepper”.

In Europa, inizialmente, fu denominato “Pepe delle Indie”. I guadagni che gli spagnoli si aspettavano dal commercio del peperoncino furono però insoddisfacenti, poiché il peperoncino si diffuse molto velocemente, grazie alla sua facilità di coltivazione ed adattamento al clima in tutte le regioni meridionali dell’Europa. Il peperoncino venne chiamato anche “la droga dei poveri” in contrapposizione col pepe, più raro, costoso e riservato alle classi sociali più elevate. Venne presto utilizzato in cucina per le sue proprietà aromatizzanti e fu esportato e trapiantato in Asia e Africa, ove si acclimatò, si diffuse con molto successo e divenne ingrediente, a volte fondamentale, delle cucine tradizionali indigene.

semi peperoncino

Le sostanze principali contenute nel peperoncino

Il peperoncino contiene moltissime sostanze nutritive, è ricco di vitamine, in primis la vitamina C, ma anche le vitamine A, B2, E, PP, K2, rame, potassio, acidi grassi, alcaloidi (Caspsaicina e diidrocapsaicina), lecitina, pectina e altri sali minerali.

Le proprietà terapeutiche del peperoncino

La vitamina C di cui è ricco il peperoncino, previene e cura le malattie da raffreddamento come raffreddore, tosse, faringite, laringite, rinite allergica, asma, sinusite e bronchite.

Il peperoncino può essere usato anche come antidolorifico per la cura di artriti e reumatismi, distorsioni, lombaggini ed in alcuni tipi di nevralgie e cefalee.

Viene consigliato ed utilizzato anche dalla medicina omeopatica ed un rimedio ritenuto molto valido in diverse medicine tradizionali (tra cui la medicina Ayurvedica).

Grazie alla vitamina A, che lo rende un antisettico e antibatterico, si rivela un ottimo alleato contro la candidosi causata da un livello troppo alto del fungo Candida albicans nell’organismo e, grazie alla capsaicina, riduce i livelli di insulina nel sangue. Essa produce adrenalina, che influenza l’attività della tiroide, accelerando il metabolismo, soprattutto quello intermedio, legato in particolare alla digestione. La capsaicina distrugge le cellule cancerogene mediante apoptosi, un processo di “morte cellulare programmata”.

Il peperoncino, è alleato della digestione, stimolando la secrezione di acido cloridrico e favorendo l’appetito. Influisce particolarmente sul transito intestinale dei cibi e sull’evacuazione, evitando la formazione e la successiva fermentazione di gas nello stomaco e la stitichezza. In molti temono che il consumo di peperoncino provochi emorroidi, ma questo è dovuto a pregiudizi e disinformazione. La vitamina K2,  presente nel peperoncino ha azione antiemorragica, caratteristica che, gli permette di chiudere le ferite, chiamando in soccorso piastrine, fibrine e tutti i materiali di riparazione, con un aumento del sangue nelle zone interessate fino alla completa cicatrizzazione. I capsaicinoidi, in particolare la diidrocapsaicina e la lecitina (presente soprattutto nei semi), grazie al loro potere fluidificante e vasodilatatore, ostacolano la formazione e il deposito del colesterolo nel sangue, contrastando l’insorgenza dell’arteriosclerosi e dell’infarto e proteggendo complessivamente l’apparato cardio-circolatorio.

Il peperoncino concilia il sonno poiché rilascia ossitocina e ha un notevole effetto sul sistema nervoso simpatico e un’azione simil-anfetaminica, migliorando le condizioni dell’umore e il livello di attenzione. Esso è ritenuto già da tempo un elemento dimagrante poiché fa riscaldare il corpo, aiutando a bruciare le calorie in eccesso. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università della California, che hanno avuto modo di verificare le proprietà benefiche di una sostanza che è presente in molti peperoni e peperoncini, soprattutto in quelli dolci. La sostanza in questione è la diidro capsiato. In un particolare esperimento si è potuto appurare che questa sostanza aiuta a perdere peso stimolando il metabolismo.

L’effetto vasodilatatorio della capsaicina favorisce la circolazione sanguigna, anche a livello periferico, per cui il peperoncino giova sicuramente nella sfera sessuale. Il peperoncino inoltre regola in modo efficacissimo la pressione sanguigna, protegge i capillari, combatte l’insorgenza delle vene varicose, favorendo la circolazione sanguigna, cura l’ulcera gastrica, le emorroidi e le ragadi, se utilizzato con moderazione. È indicato per le terapie contro la depressione, l’ansia, l’anoressia e l’alcolismo. Favorisce la sudorazione e viene utilizzato in caso di otite ed insufficienza epatica. Viene utilizzato anche contro, la cellulite, e per ridurre l’incontinenza urinaria. Stimola la regolare attività di cuore, reni e polmoni. Per quanto riguarda l’uso esterno è indicato per la cura di psoriasi, herpes zoster ed acne giovanile e sembra che rallenti la caduta dei capelli. Da quanto emerge da alcuni studi, il peperoncino piccante avrebbe anche un’azione anestetizzante sul corpo.

pasta aglio olio peperoncino

Uso Gastronomico del peperoncino

Si tratta di un condimento assai popolare. Impiegato con moderazione, è in grado di valorizzare ed insaporire innumerevoli piatti. È preferibile consumare il peperoncino fresco, per non perderne le proprietà. In ogni caso, il peperoncino può essere conservato benissimo sottolio o in polvere.

A livello gastronomico esistono un’infinità di ricette culinarie ed ognuno può lavorare anche con la fantasia, creandone di nuove. Viene impiegato anche per aromatizzare e per realizzare salse piccanti. In Italia il peperoncino è utilizzato ampiamente nei piatti regionali, soprattutto nel meridione peninsulare.

All’estero il peperoncino, oltre che in Messico dove viene utilizzato ampiamente nella cucina tradizionale per la preparazione di salse e nel chili con carne, viene impiegato anche in Nord Africa per la preparazione della salsa harissa, in Etiopia e infine in Spagna ingrediente fondamentale del  pulpo gallego e della paella valenciana.

muffin al peperoncino

Eros e peperoncino

Il peperoncino, grazie ai suoi principi attivi, al suo sapore, al suo colore e in sostanza al simbolismo piccante che racchiude, è senz’altro una delle piante più adatte a stimolare in noi il desiderio sessuale e a metterci in condizioni migliori per soddisfarlo. Inoltre in base a studi scientifici è stata confermata l’azione fisiologica dei suoi principi attivi in alcune situazioni di deficit erettile. Il peperoncino quindi, può offrire un piccolo aiuto per l’impotenza e l’astenia sessuale, soprattutto se inserito in una strategia di trattamento più generale.

Controindicazioni ed avvertenze

Da questa rapida analisi si può intuire la complessità delle proprietà attribui­te a livello salutare al peperoncino rosso. Non bisogna dimenticare, peraltro, che in certi casi il consumo del peperoncino può essere soggetto a controindicazioni. In particolare esso si sconsiglia a quanti soffrono di aci­dità di stomaco, ulcera e gastroenteri­ti. Il suo consumo non deve mai essere eccessivo e, in ogni caso, dovrà essere sempre dettato dalla tol­leranza personale previa consultazio­ne di un medico.

Lorena

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