I punti fondamentali della DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

I punti fondamentali della DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

Ettore Pelosi è Medico Chirurgo, Dottore di Ricerca ed Esperto in Scienza dell’Alimentazione con due grandi passioni: alimentazione su base vegetale e alimentazione nello sport.
E’ convinto che una dieta appropriata, associata alla giusta attività fisica, offra ad ogni persona la possibilità di ottimizzare le sue performance in ogni contesto e momento della giornata.
Per questo motivo ha trasformato la sua passione in missione dedicandosi alla scienza dell’alimentazione integrata con l’attività fisica.
Oggi, lavora come medico nutrizionista ed è docente nel Master di Nutrizione ed Alimentazione applicata allo Sport dell’Università Politecnica delle Marche (Link).
Su questi presupposti è nata OmeoDieta: non una dieta, ma uno stile di vita che associa alimentazione e attività fisica per prevenire e curare, ma soprattutto per utilizzare al meglio le nostre potenzialità.
E’ nato a Lucca, vive a Torino con sua moglie e 4 figli: “Non ha senso ignorare i numerosi benefici che possono conseguire ad una buona alimentazione… ho corso la mia maratona in 2h41’06”… ma posso, devo ancora andare oltre!”

Nel precedente articolo abbiamo parlato di DIETA IDEALE indicando le sue caratteristiche e le azioni da svolgere per la realizzazione.
Ora andremo ad analizzare nel dettaglio i punti fondamentali di questo regime.

Alcalinizzante – Vegana
Ogni alimento può essere classificato sulla base del suo residuo in acido e basico, all’interno di una scala definita PRAL (potential renal acid load); alimenti ricchi di proteine e anioni come i formaggi, la carne, il pesce e in minor misura i cereali e i legumi, sono acidi (positivi nella scala); basici quelli ricchi in cationi (frutta e verdura).
Perciò una dieta in cui frutta e verdura tornano ad essere gli alimenti più rappresentati, come quella vegana, soprattutto se crudista, è di per se alcalinizzante.
Per il nostro organismo un elevato apporto di sostanze alcaline è fondamentale per combattere l’acidosi metabolica latente, responsabile della riduzione generale della nostra qualità di vita, della nostra stanchezza cronica (soprattutto quella mattutina) e dell’insorgenza di numerose patologie tipiche della società del benessere.
Andando a leggere le pubblicazioni scientifiche, si nota che esistono documenti importanti che dimostrano che le diete su base vegetale oltre a fornire tutti i nutrienti essenziali possono dare dei vantaggi per la salute rispetto a quelle onnivore.
La posizione dell’Associazione Americana dei Nutrizionisti afferma: “.. le diete su base vegetale ben pianificate sono sane, nutrizionalmente adeguate ed offrono benefici per la salute nella prevenzione e trattamento di numerose patologie”.
Le diete vegetariane infatti contengono meno grassi saturi, colesterolo e proteine animali, inoltre contengono più fibre, magnesio, folato, vitamina C, vitamina E, carotenoidi e altri fitonutrienti ed antiossidanti.
In numerosi studi è stata dimostrata un’associazione tra: persone che seguono diete su base vegetale e indici di massa corporea più bassi, livelli di colesterolo e pressione arteriosa più bassi, ridotta prevalenza di ipertensione.
Inoltre alcuni studi, probabilmente proprio grazie ai fattori su detti, hanno rilevato una ridotta prevalenza di eventi e mortalità legati a patologie su base cardio-vascolare.
Alcune ricerche suggeriscono infine che diete su base vegetale possono ridurre il rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2.
Dunque benefici per la salute sono già raggiungibili tornando a scegliere diete ricche di frutta e verdura, con cereali integrali e legumi ben rappresentati e meno proteine animali.

Poco glutine
Recenti studi di gruppi Finlandesi e Statunitensi hanno dimostrato che la prevalenza della malattia celiaca è marcatamente incrementata negli ultimi anni.
Infatti, i dati mostrano che negli ultimi 50aa, negli USA, la celiachia è incrementata di circa 4 volte; questi numeri riflettono un reale incremento della patologia e non soltanto una sua migliore identificazione. Le ragioni di tale incremento non sono chiare, ma sicuramente dipendono da fattori ambientali come il cambiamento della natura del glutine o altri fattori correlati con la dieta.
Oltre al cambiamento di prevalenza, stiamo assistendo ad un cambiamento delle manifestazioni della malattia celiaca che non è più caratterizzata da sindrome da malassorbimento e diarrea; attualmente questa patologia si presenta come malattia sistemica con sintomi e segni quali anemia, osteoporosi, neuropatia periferica, atassia, sindrome del colon irritabile, dispepsia, ecc. ecc.
Alcuni pazienti sono asintomatici e la malattia viene identificata per caso eseguendo esami di screening in quanto appartenti a categorie di maggiore rischio (altri familiari con celiachia, colon irritabile, presenza di altre malattie autoimmuni e in particolare tiroiditi autoimmuni, diabete di tipo 1, sindrome di Down).
E accanto alla celiachia, è stata recentemente identificata la Gluten Sensitivity (GS), una sindrome caratterizzata da una clinica sovrapponibile a quella della celiachia, ma senza i criteri diagnostici di quest’ultima. E la GS ha una prevalenza ancora poco conosciuta che oscilla a seconda degli autori tra 1 persona su 100 e 1 su 4!!!
Dunque una dieta senza glutine può risultare in un miglioramento globale del nostro benessere, nel recupero di lucidità, capacità di concentrazione e determinazione.

Basso carico glicemico/insulinico
Indice glicemico e carico glicemico degli alimenti sono due concetti ormai noti alla maggior parte degli addetti ai lavori in campo nutrizionale e non.
Esprimono rispettivamente la velocità con cui lo zucchero contenuto in una certa quantità di alimento passa nel sangue e la quantità totale di zucchero presente in quell’alimento che passa nel sangue. Le tabelle che esprimono per ogni alimento indice e carico glicemico chiariscono come oltre agli zuccheri semplici, ai primi posti, vi siano le farine e i cerali raffinati.
Indice Insulinemico di un alimento indica l’incremento dell’insulina a seguito dell’assunzione di una certa quantità di alimento. Anche questo parametro va tenuto ben presente.
Gli alimenti di origine vegetale ed in particolare i cereali, che non abbiano subito lavorazioni, hanno tutti questi indici molto bassi; il nostro organismo, dal punto di vista metabolico, è capace di gestirli senza problemi. La raffinazione dei cereali, la maggior parte dei tipi di cottura etc. etc. determinano un marcato incremento di questi indici e dunque una cattiva gestione metabolica caratterizzata da picchi glicemici post-prandiali, conseguente eccessiva produzione di insulina da parte del pancreas, anabolismo con rapido deposito dei nutrienti, ipoglicemia…

Piccole quantità di sostanze nervine
Caffeina, teofillina e teobromina (ma anche efedrina, ioimbina, sinefrina…) sono sostanze che agiscono sul sistema nervoso e i cui effetti stimolanti sono proporzionali alla dose di assunzione.
Possono determinare insonnia, ansia, agitazione, tachicardia etc.; progressivamente inducono dipendenza e alla cessazione della loro assunzione compaiono frequentemente emicrania, incapacità di concentrazione, depressione, etc.
La loro presenza nella nostra dieta giornaliera può essere giustificata in piccole quantità e sporadicamente; difficile giustificarla nelle dosi in cui si trova comunemente rappresentata. Oggi, i nervini sono utilizzati per il loro effetto stimolante (che crea la dipendenza) con assunzioni ripetute nell’arco della giornata sotto forma di caffè, thè nero, thè verde, cioccolato, ed in quantità crescenti soprattutto dai soggetti più stanchi e stressati. Questo fa si che i benefici momentanei si accompagnino ad un progressivo incremento della sensazione di stanchezza generale, frequenza di cefalee, ansia, insonnia etc.

Questo modello nutrizionale si contrappone fortemente alla classica alimentazione occidentale, una dieta caratterizzata da troppi zuccheri, indici e carichi glicemici troppo elevati, proteine e grassi saturi in eccesso, carichi acidi molto elevati, vitamine e minerali in difetto.
La dieta ideale dal punto di vista teorico guida il nostro organismo verso la condizione di salute e benessere, consentendo di recuperare la nostra originaria forza e vitalità.
In più è etica, perché prevede un minor utilizzo delle risorse di madre terra, non prevede il sacrificio di esseri viventi e determina minor inquinamento.

Si tratta di una scelta forte e radicale, che richiede una più accurata pianificazione della giornata alimentare; ma i vantaggi sono evidenti e numerosi.
La scelta vegana comporta innanzitutto l’acquisizione di una consapevolezza alimentare superiore; in questa scelta è insito il rispetto per gli altri esseri viventi sacrificati (in tutti i sensi) alla nostra gola, per la terra da cui ricaviamo il cibo, per coloro che verranno dopo di noi e troveranno un mondo un po’ migliore. Col veganesimo è ineluttabile l’abbandono dei grassi e delle proteine animali; i primi riconosciuti come causa di infiammazione e ateroscelrosi, le altre tirate in causa da numerosi studi nel contributo alla genesi di diverse patologie. Inoltre la rinuncia ai cibi animali comporta un incremento dell’assunzione di cibi vegetali ricchi di vitamine, minerali, fitocomposti salutari e fibre.

La dieta ideale, quando applicata rigorosamente, richiede una particolare attenzione agli acidi grassi omega-3 che normalmente vengono assunti attraverso le carni dei pesci. Per questa ragione è raccomandabile l’assunzione di semi di lino tritati o olio di lino, in alternativa di noci.
Richiede anche un’integrazione di vitamina B12, essenziale per l’essere umano e assente nei cibi vegetali.
Per soggetti in accrescimento e per sportivi, soprattutto di potenza, richiede di porre particolare attenzione all’assunzione della giusta quantità di proteine. Queste si possono ricavare in forma completa dall’assunzione di cereali e legumi.

In conclusione, si fa un gran parlare della dieta perfetta; si pubblicano di continuo libri sull’argomento e trasmissioni e riviste sono prodighe di saggi consigli…
Certamente la dieta perfetta dovrebbe sposare caratteristiche nutrizionali particolari, ma al contempo dovrebbe trovare il nostro completo gradimento, essere pratica e avere la possibilità di esser condivisa con i propri cari. La dieta infatti è espressione delle tradizioni, della cultura, del gusto, ma anche di aspetti soggettivi come il carattere: è espressione della nostra determinazione e delle nostre debolezze …. caratteristiche che ci mostrano quanto sia un elemento caratterizzante e specifico di ogni persona, vale a dire una dieta personalizzata e differente, UNICA, per ognuno di noi.
E’ fondamentale scegliere ogni giorno il nostro cibo e le nostre ricette, sulla base del piacere e del benessere che ricaviamo da questa scelta….
Noi abbiamo il diritto/dovere di farlo, non qualcun altro al posto nostro!

Certo le caratteristiche nutrizionali ideali possono essere indicate e partendo da queste possiamo tracciare la dieta ideale, ma resta il fatto che la scelta finale sarà sempre la vostra!

Il regime proposto vorrebbe essere non soltanto salutare ma anche etico, vorrebbe suggerire uno stile di vita più consapevole, che ci riavvicini alla terra, per restituirci i nostri veri ritmi biologici; una vita con meno stress, più serenità, più interesse verso gli altri, verso le cose davvero importanti …utilizzate queste pagine come una guida e provate!
Provare non nuoce! 🙂

Ettore Pelosi MD
ettore.pelosi@gmail.com
www.omeodieta.it

LA DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

LA DIETA IDEALE by Ettore Pelosi

A scrivere è Ettore Pelosi, Medico Chirurgo, Dottore di Ricerca ed Esperto in Scienza dell’Alimentazione con due grandi passioni: alimentazione su base vegetale e alimentazione nello sport.

“Sono convinto che una dieta appropriata, associata alla giusta attività fisica, offra ad ogni persona numerosi vantaggi, tra i quali il raggiungimento ed il mantenimento del peso ideale, la riduzione del rischio di malattie, la fiducia nelle proprie potenzialità, la capacità di ottenere risultati di ottimo livello, il miglior adattamento e recupero da eventi e situazioni “stressanti”, la possibilità di provare tutti cibi e di partecipare alle occasioni conviviali.
Sebbene non esistano cibi o diete magiche, tuttavia ci sono numerose strade per mangiare e bere appropriatamente in modo da poter raggiungere una condizione fisico-mentale che consenta di conseguire e mantenere i propri obiettivi negli ambiti familiare, lavorativo e ricreativo.
Oggi non ha alcun senso ignorare i numerosi benefici che possono conseguire ad una buona alimentazione!”

La dieta ideale e dieta perfetta sono due cose ben differenti: la prima è quella che auspicabilmente chiunque dovrebbe provare a realizzare per soddisfare i fabbisogni nutrizionali, mantenere la salute e prevenire le malattie; la dieta perfetta è quella scelta da ognuno di noi sulla base del gusto, della tradizione/abitudini e sulla base del benessere psico-fisico che ne riceve.
Spesso la dieta perfetta è molto lontana da quella ideale; oggi molto più spesso di un tempo!

Lo scopo di questo lavoro è quello di delineare i punti principali per realizzare una dieta ideale, sottolineandone le caratteristiche e provando ad aggiungere le informazioni necessarie per renderla realizzabile.

La DIETA è IDEALE se (i punti fondamentali):

– alcalinizzante (ricca di frutta e verdura),
– con basso carico glicemico/insulinemico (preferendo agli zuccheri semplici e alle farine raffinate, i carboidrati dei cereali integrali, quelli dei legumi e gli zuccheri della frutta),
– povera di grassi (e quei pochi prevalentemente mono- poli-insaturi come quelli della frutta secca, dell’olio extra-vergine d’oliva, degli oli estratti a freddo dai semi oleaginosi);
– povera di sostanze pro-infiammatorie come il glutine e i grassi animali;
– povera di sostanze nervine come quelle contenute in tè, caffè e cacao.

Esaminando le caratteristiche sopra indicate, ecco le azioni da svolgere per rendere realizzabile la dieta ideale:

1) per ridurre gli indici glicemici utilizzare cereali integrali, legumi, verdura e, in piccole quantità, frutta fresca (talvolta quella disidratata);
2) per ridurre i grassi saturi e le proteine animali evitare carne, pesce, uova, latte-latticini e utilizzare proteine di provenienza vegetale come quelle che si ritrovano nei cereali, negli pseudo-cereali, nei legumi, nella frutta secca e in piccola ma significativa quantità nelle diverse verdure, ortaggi e frutta;
3) evitare/limitare il glutine (grano o frumento, grano karasau, farro, orzo, segale e avena) sostituendolo/alternandolo con riso, miglio, grano saraceno, quinoa, amaranto e mais;
4) evitare/limitare le sostanze nervine come quelle contenute nel caffè, tè, cacao, cola.

Vegana e preferibilmente crudista, alcalinizzante, con poco glutine, con bassi carichi glicemico / insulinico e priva/povera di sostanze nervine, ecco la dieta ideale!

Nel prossimo articolo analizzeremo i punti fondamentali di questo regime.

Ettore Pelosi MD
ettore.pelosi@gmail.com
www.omeodieta.it

Quando e perchè mangiare frutta

Quando e perchè mangiare frutta

Molti credono che per trarre beneficio dalla frutta basti mangiarla ma non è così semplice quanto si pensa.
E’ importante sapere QUANDO mangiarla.

Cosa significa mangiare la frutta in maniera corretta?

SIGNIFICA NON MANGIARE LA FRUTTA DOPO I PASTI!
LA FRUTTA DEVE ESSERE MANGIATA A STOMACO VUOTO

Se segui questa regola la frutta assumerà un importante ruolo disintossicando il tuo corpo, fornendo una grande quantità di energia per la perdita di peso e per altre attività del tuo organismo.

Ad esempio se tu mangiassi due fette di pane e poco dopo due fette di frutta, quest’ultima sarebbe pronta per finire nell’intestino ma tale processo verrebbe impedito a causa del pane ingerito poco prima:
l’intero pasto si decompone, fermenta e si trasforma in acido e quando il frutto entra a contatto con i succhi gastrici e il cibo nello stomaco, l’intera massa di cibo comincia a rovinarsi.

E’ importante dunque mangiare la frutta a stomaco vuoto o prima dei pasti.

Spesso sentiamo persone lamentarsi: “ogni volta che mangio l’anguria rutto”, “quando mangio la banana devo correre in bagno”, ecc.
Se si mangiasse la frutta a stomaco vuoto tutto questo non accadrebbe!
La frutta mescolandosi con la putrefazione degli altri prodotti alimentari produce gas, fermenta e farà gonfiare lo stomaco!

Secondo il dottor Herbert Shelton (educatore alla salute, vegetariano, fautore del crudismo e del digiuno terapeutico, fondatore della corrente naturopatica chiamata igienismo) tutti i frutti diventano alcalini nel nostro corpo se mangiati in maniera corretta.

Mangiare correttamente frutta è il segreto della bellezza, longevità, salute, energia, felicità e peso forma.

Bevi solo succhi di frutta fresca, mai in brik o lattina e nemmeno succhi riscaldati.
Non mangiare frutta cotta perché la cottura distrugge tutte le vitamine e i nutrienti.

Mangiare frutta è meglio che bere un succo di frutta.
Qualora decidessi di bere un succo bevilo lentamente cosicché questo si mescoli con la saliva prima che venga deglutito.

Bastano tre giorni di sola frutta per notare cambiamenti sul tuo corpo.
Ti sorprenderai degli effetti benefici che apporterà sul tuo organismo e sul tuo volto!

Un altro consiglio è quello di non bere mai acqua fredda dopo i pasti.
L’acqua fredda reagisce con gli acidi della digestione e tenderà a far solidificare il pasto appena consumato, rallentando la digestione.
Il composto liquido viene assorbito dall’intestino molto più velocemente rispetto al cibo solido.

Proteine Vegetali: Dove Trovarle e Perché Fanno Bene

Proteine Vegetali: Dove Trovarle e Perché Fanno Bene

proteine vegetaliLe proteine sono i costituenti fondamentali delle cellule. Comunemente si ritiene che quelle utili per il nostro organismo si trovino esclusivamente o prevalentemente negli alimenti di origine animale, tuttavia molti prodotti vegetali, ne sono ricchi e rappresentano fonti adeguate nel caso, per esempio, di regime vegetariano o vegano.

I fabbisogni proteici sono di circa 47 gr al giorno per le donne e di circa 56 gr al giorno per gli uomini, questo in linea di massima, poiché il fabbisogno proteico varia a seconda dell’età, dello stato di salute, dell’attività fisica, ed aumenta durante la gravidanza e l’allattamento. Ma siamo comunque lontani dalle grandi quantità di proteine che ogni giorno molti di noi assumono in maniera esagerata.
Le proteine sono sostanze organiche azotate formate dalla combinazione chimica di aminoacidi. Il nostro corpo può sintetizzare 15 dei 23 aminoacidi di cui abbiamo bisogno. Il che significa che 8 aminoacidi essenziali (9 per i bambini), devono provenire dai cibi che mangiamo.
Gli aminoacidi essenziali hanno funzioni importanti del corpo tra cui la produzione e la riparazione dei tessuti, la formazione di emoglobina, la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue, la produzione di alcuni ormoni, l’assorbimento del calcio, la produzione di anticorpi, la digestione, la rimozione di metalli pesanti dall’organismo, la gestione del sonno, dell’umore e del dolore ed tanto altro ancora.

Il termine “proteina completa” significa che tutti gli otto amminoacidi essenziali sono presenti nella proporzione corretta in un dato alimento. Il termine “proteina incompleta” si riferisce ad alimenti che hanno tutti gli aminoacidi essenziali, ma sono a basso contenuto di uno o più di essi (aminoacido limitante). E sono proprio gli alimenti vegetali ad avere uno o più amminoacidi limitanti: ad esempio, l’aminoacido limitante nei cereali è solitamente la lisina (Lys), e nei legumi può essere metionina (Met) e triptofano (Trp).

Ma questo non ci deve preoccupare in quanto le proteine vegetali possono in ogni caso essere assunte in maniera completa.
In base a recenti studi scientifici è stato confermato che non è necessario nell’alimentazione vegetariana e vegana combinare gli alimenti proteici specifici in un solo pasto per ottenere una proteina completa. Ogni volta che mangiamo infatti, il nostro corpo in qualche modo “conserva” gli aminoacidi, per prenderne ogni volta che il nostro organismo ne richiede. Basterà quindi variare l’assunzione di proteine durante il corso della giornata, ma anche durante la settimana.

Per esempio basterà completare gli aminoacidi assunti attraverso fagioli e lenticchie con cereali, noci e semi, e viceversa. E tutto ciò non necessariamente in un solo pasto. Ancora una volta, “la varietà” è la regola d’oro per un’alimentazione corretta.

Legumi e cereali, frutta secca, semi vari ed alcune verdure e ortaggi, sono ottimi per sostituire le proteine animali con quelle vegetali. L’attenzione però si sposta spesso soltanto su legumi e cereali perché grazie ai vari tipi di lavorazione alimentare che ne deriva è possibile consumarne in grande quantità e raggiungere facilmente il fabbisogno raccomandato di proteine. Per poter bilanciare bene, la dieta è importante sapere, quali sono le principali fonti di proteine vegetali e integrare la nostra alimentazione di conseguenza, variandola il più possibile e non facendo mai mancare i sali minerali e le vitamine contenuti nella frutta e nella verdura.

Ecco alcuni dei principali alimenti che contengono proteine vegetali:

 

Verdure e ortaggi

Il cavolo verde contiene  15 gr di proteine per 100g di prodotto cotto; i carciofi 10,1 gr per 100g di prodotto cotto, gli spinaci 6,3 gr per 100g di prodotto cotto, i peperoni 5,2 gr per 100g di prodotto cotto, gli asparagi 5,1 gr per 100g di prodotto cotto, i funghi prataioli 4,8 gr per 100gr di prodotto cotto.

Frutta Secca

Frutta secca e semi

La frutta secca risulta essere una ricca fonte di proteine vegetali i più rappresentativi sono: i pinoli  31,9 gr/100g, le arachidi 29 gr/100g, le Mandorle 20 gr/100 gr. (anche il latte che se ne ricava fornisce buone quantità di questi nutrienti).
I pistacchi 18,1 gr/100g,  gli anacardi 15 gr/100g, le noci 14,3gr/100g e le nocciole 13,8 gr/100g.

Semi di Canapa sono i semi di una pianta conosciuta fin dall’antichità, anche se di piccole dimensioni, risultano essere molto preziosi per via del loro elevato contenuto proteico 34 gr su 100 di prodotto, contengono tutti gli aminoacidi essenziali, quindi possono essere definiti alimenti proteici completi e con quasi il 40% di grassi polinsaturi (Omega 3,6,9), il seme di canapa decorticato risulta essere una ricca fonte di proteine vegetali (25%) e acidi grassi essenziali che apportano notevoli benefici per la salute dell’apparato cardiovascolare. Nei semi di canapa sono presenti anche le vitamine A, E, B1, B2(a eccezione della B12), la vitamina PP e la C; infine fibra grezza e sali minerali, calcio, ferro, fosforo, magnesio e potassio.

Le proprietà antiossidanti li rendono utili a tutti indistintamente, mentre l’alta percentuale proteica li rendono, un cibo particolarmente adatto a chi fa attività sportiva e muscolare intensa. Il consumo abituale, di questi semi contribuisce cosi, ad avere un corpo forte e sano, un sistema immunitario ben funzionante e di godere di benessere ed energia vitale. Possono essere consumati in aggiunta allo yogurt, a zuppe e minestre, alle salse ed insalate. Se sminuzzati, permettono di ottenere una farina per torte e biscotti. Inoltre con i semi decorticati di Canapa e con la loro farina si possono ottenere hamburger ed un formaggio vegetale (Hemp-fu) simile al tofu, nonché creme con cui preparare altrettanti cibi squisiti.

Cereali

I cereali sono facili da usare e sono una delle migliori fonti di proteine vegetali, il germe di grano 28 gr, la crusca 14 gr, la farina di frumento integrale 11 gr, calcolati su 100 grammi di prodotto. L’Orzo integrale  viene largamente utilizzato nella cucina mediterranea  soprattutto per la preparazione di zuppe e minestre, l’orzo ha una discreta quantità di proteine (10,4 grammi circa/100 grammi), sali minerali e amidi ed è il cereale con il più basso indice glicemico. Ha proprietà rinfrescanti, disintossicanti, remineralizzanti e sedative. Adatto anche come alimento per i bambini perché di facile digeribilità, ha un elevato potere saziante essendo molto ricco di fibre. Il Farro  integrale risulta essere il frumento più antico, conosciuto e utilizzato fin dall’età del neolitico. Un etto di farro apporta circa 15,1 grammi di proteine. Fra i cereali è il meno calorico (in quanto poverissimo di grassi). Ha un contenuto interessante di fibre insolubili che favoriscono la peristalsi intestinale.

La Quinoa le sue origini sono antichissime: diffusa tra gli Inca, rappresenta da sempre l’alimento base delle popolazioni andine perché la pianta da cui si ricava è molto resistente e non necessita di trattamenti. Somiglia nell’aspetto a un cereale e viene spesso cucinato come se lo fosse (zuppe, insalate fredde, primi piatti), ma in realtà è un vegetale della stessa famiglia degli spinaci. Ha un buon apporto proteico (circa 14 grammi per etto) e contiene tutti i nove amminoacidi considerati essenziali per il nostro organismo. Nella quinoa è, inoltre, eccellente l’equilibrio fra proteine e carboidrati. In più è ricca di minerali come fosforo, magnesio e zinco, e di grassi insaturi ed è indicata per l’alimentazione dei celiaci perché priva di glutine.

Legumi

Legumi

La Moringa oleifera possiede qualità nutrizionali ottime ed è considerata uno dei migliori vegetali perenni. Difficilmente può trovarsi un alimento più completo. È assolutamente di grande rilievo il fatto che il contenuto proteico delle parti della pianta è completo, (corredo equilibrato in tutta la gamma degli aminoacidi, anche quelli essenziali) questo fatto è pressoché unico tra i vegetali, di certo, anche per le quantità in gioco, si può definire l’unica pianta esistente (ad oggi nota) con tali caratteristiche. Una volta estratti gli oli dai semi, la pasta residua contiene il 60% di proteine pregiate; questa è una quantità enorme se si considera che il residuo dell’analogo trattamento della soia (prodotto di discreta qualità proteica vegetale) produce dal 30 al 35% di proteine. Tutte le parti della pianta sono commestibili, il loro sapore è gradevole, e possono essere consumate fresche e/o preparate in differenti maniere. Il legumi della Moringa oleifera  freschi, si consumano lessi, il loro sapore ricorda quello dei fagiolini o dei fagioli. I semi dei baccelli maturi, possono essere lessati ed il loro sapore, risulta molto simile, a quello dei ceci. Possono essere consumati anche tostati. Le foglie tenere sono buone bollite ed allo stesso modo, servono anche per minestroni ed altri piatti vari. Crude si consumano in insalate. Il sapore è leggermente piccante, una via di mezzo tra il crescione ed il ravanello. Le radici degli alberi molto giovani, hanno sapore piccante, molto simile a quello dei ravanelli. Anche i fiori sono commestibili, di norma, sono preparati in insalata.

I ceci hanno un contenuto proteico piuttosto elevato 21gr/ 100 grammi di ceci secchi. Possono essere consumati anche crudi, sotto forma di germogli. In alcuni Paesi costituiscono l’ingrediente base per la preparazione dell’Hummus, salsa caratteristica della cucina mediorientale. Come tutti i legumi, sono ricchi di lecitina, sostanza che favorisce l’emulsione dei lipidi, impedendone l’accumulo nel sangue. I fagioli hanno notevoli quantità di proteine (dai 20 ai 22 grammi ogni 100 di fagioli secchi) e pochissimi grassi. Tuttavia, trattandosi di proteine a bassa biodisponibilità, è necessario consumare i fagioli in abbinamento a cereali quali orzo, farro e frumento, che ne facilitano l’assimilazione. Le Lenticchie, sono fra i legumi con il più elevato contenuto proteico (quasi 23 grammi ogni 100 di lenticchie secche). Hanno anche buone quantità di ferro, consumate in abbinamento con i cereali rappresentano un piatto unico completo ed equilibrato. Le fave 27,2 gr di proteine ed i piselli 21,7 gr di proteine. La soia è una delle principali fonti di proteine vegetali, vanta circa il 35% di contenuto proteico sulla percentuale di peso secco del prodotto. E’ la materia prima della maggior parte degli alimenti pronti come Tofu e Tempeh, normalmente usati per sostituire le proteine animali, è importante però che si acquisti solo soia biologica esente OGM.

Proteine vegetali perché fanno bene

I cibi vegetali sono tipicamente poveri di grassi saturi e totalmente privi di colesterolo, che sono i fattori dietetici responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue, e sono invece ricche di acidi grassi mono e polinsaturi. Una dieta ad alto contenuto di fibre, circa 35-40 gr al giorno, composta principalmente da legumi, frutta e verdure in genere si può ottenere la riduzione della concentrazione di colesterolo LDL.
Per la particolare composizione aminoacidica delle proteine vegetali e in particolare per la loro carenza di metionina contrastano la formazione di omocisteina, il cui accumulo nel sangue può diventare un ulteriore rischio per le malattie coronariche.

Inoltre le proteine vegetali forniscono un basso apporto di sodio che risulta indispensabile per il mantenimento ottimale del nostro apparato cardiovascolare. I cereali integrali e le verdure, sono più indicati, nella dieta dei diabeti perché assicurano un apporto adeguato di micronutrienti, tengono sotto controllo l’aumento della trigliceridemia, facilitano la perdita di peso (poiché accrescono il senso di sazietà), e mantengono un controllo glicemico ottimale a lungo termine. Inoltre è stato dimostrato che una dieta a elevato contenuto di carboidrati complessi (che si trovano solo nei cibi vegetali) e a ridotto contenuto di grassi è il provvedimento terapeutico migliore per contrastare il diabete. Una dieta basata su proteine vegetali riduce il rischio di formazione di calcoli del rene e della colecisti e i livelli di pressione arteriosa. Le diete a base di proteine  vegetali possono aiutare a prevenire molti tipi di tumore. Il tumore della mammella ha una incidenza drammaticamente ridotta in quei Paesi dove le diete sono tipicamente basate su cibi vegetali.

Inoltre, è stato dimostrato da svariati studi scientifici, che una dieta ricca di proteine vegetali, riduce il rischio di osteoporosi. Ciò spiegherebbe il perché individui che risiedono in Paesi ove tipicamente la dieta è a base di cibi vegetali manifestino bassi tassi di osteoporosi anche in presenza di basse assunzioni di calcio.

Lorena

Peperoncino: la Bacca Piccante che Cura Tutti i Mali

Peperoncino: la Bacca Piccante che Cura Tutti i Mali

peperoncini piccantiIl Peperoncino è una pianta erbacea appartenente al genere Capsicum, della famiglia delle Solanaceae.

Le piante sono dei cespugli, con foglie di colore verde chiaro e fiori viola o bianchi stellati 5-6 petali su fusti teneri. La loro altezza varia dai 40 agli 80 cm.

Il frutto è una bacca che può avere colore rosso, verde o giallo e che ha dimensioni e forma diverse in base alla varietà, al suo interno, sono racchiusi numerosi semi a forma di piccoli dischetti giallastri.

Si tratta di un arbusto perenne, a vita breve che ha bisogno di molta acqua. Può essere coltivato, ovunque, in campagna, nei giardini, sui terrazzi e sui balconi in città.

Il peperoncino si distingue in 5 tipologie più comuni che vengono talvolta ibridate:

  1. Capsicum annuum che comprende i peperoni dolci, il peperoncino comune, il peperoncino di Cayenna e il peperoncino Jalapeño messicano;
  2. Capsicum frutescens, che comprende anche il  Tabasco;
  3. Capsicum chinense, originario dell’Amazzonia, tale specie include l’Habanero, originario dello Yucatan, che risulta essere in assoluto, il peperoncino più piccante;
  4. Capsicum pubescens;
  5. Capsicum baccatum.

Il nome deriverebbe dal vocabolo latino capsa che significa “scatola”. Il termine richiama la forma del frutto, somigliante ad una scatola che racchiude i semi. Il termine “peperoncino” si riferisce invece all’affinità del gusto (ma non dell’aspetto), con quello del pepe. L’origine del peperoncino è Sudamericana. Il suo primo utilizzo risale al 5000 Avanti Cristo, come testimoniato in diversi reperti archeologici ritrovati in Messico e Cile.

I Maya utilizzavano il peperoncino piccante come alimento, ma anche per scopi terapeutici. Il peperoncino veniva chiamato, allora come oggi nei paesi dell’America Latina “Chili, termine di derivazione azteca. Quando gli spagnoli sbarcarono in America, gli Aztechi avevano già creato numerosissime varietà. Esistono molte testimonianze che associano l’ultimo Sovrano degli Aztechi, il celeberrimo Montezuma, all’impiego del peperoncino. Si dice che lo mangiasse in diverse pietanze e che lo bevesse anche mescolato con il cacao. In Texas il “Chili” è divenuto oggi sinonimo di un piatto tipico formato da fagioli, carne e peperoncini piccanti. Del resto, anche nella lingua inglese il peperoncino è chiamato “Chili Pepper”.

In Europa, inizialmente, fu denominato “Pepe delle Indie”. I guadagni che gli spagnoli si aspettavano dal commercio del peperoncino furono però insoddisfacenti, poiché il peperoncino si diffuse molto velocemente, grazie alla sua facilità di coltivazione ed adattamento al clima in tutte le regioni meridionali dell’Europa. Il peperoncino venne chiamato anche “la droga dei poveri” in contrapposizione col pepe, più raro, costoso e riservato alle classi sociali più elevate. Venne presto utilizzato in cucina per le sue proprietà aromatizzanti e fu esportato e trapiantato in Asia e Africa, ove si acclimatò, si diffuse con molto successo e divenne ingrediente, a volte fondamentale, delle cucine tradizionali indigene.

semi peperoncino

Le sostanze principali contenute nel peperoncino

Il peperoncino contiene moltissime sostanze nutritive, è ricco di vitamine, in primis la vitamina C, ma anche le vitamine A, B2, E, PP, K2, rame, potassio, acidi grassi, alcaloidi (Caspsaicina e diidrocapsaicina), lecitina, pectina e altri sali minerali.

Le proprietà terapeutiche del peperoncino

La vitamina C di cui è ricco il peperoncino, previene e cura le malattie da raffreddamento come raffreddore, tosse, faringite, laringite, rinite allergica, asma, sinusite e bronchite.

Il peperoncino può essere usato anche come antidolorifico per la cura di artriti e reumatismi, distorsioni, lombaggini ed in alcuni tipi di nevralgie e cefalee.

Viene consigliato ed utilizzato anche dalla medicina omeopatica ed un rimedio ritenuto molto valido in diverse medicine tradizionali (tra cui la medicina Ayurvedica).

Grazie alla vitamina A, che lo rende un antisettico e antibatterico, si rivela un ottimo alleato contro la candidosi causata da un livello troppo alto del fungo Candida albicans nell’organismo e, grazie alla capsaicina, riduce i livelli di insulina nel sangue. Essa produce adrenalina, che influenza l’attività della tiroide, accelerando il metabolismo, soprattutto quello intermedio, legato in particolare alla digestione. La capsaicina distrugge le cellule cancerogene mediante apoptosi, un processo di “morte cellulare programmata”.

Il peperoncino, è alleato della digestione, stimolando la secrezione di acido cloridrico e favorendo l’appetito. Influisce particolarmente sul transito intestinale dei cibi e sull’evacuazione, evitando la formazione e la successiva fermentazione di gas nello stomaco e la stitichezza. In molti temono che il consumo di peperoncino provochi emorroidi, ma questo è dovuto a pregiudizi e disinformazione. La vitamina K2,  presente nel peperoncino ha azione antiemorragica, caratteristica che, gli permette di chiudere le ferite, chiamando in soccorso piastrine, fibrine e tutti i materiali di riparazione, con un aumento del sangue nelle zone interessate fino alla completa cicatrizzazione. I capsaicinoidi, in particolare la diidrocapsaicina e la lecitina (presente soprattutto nei semi), grazie al loro potere fluidificante e vasodilatatore, ostacolano la formazione e il deposito del colesterolo nel sangue, contrastando l’insorgenza dell’arteriosclerosi e dell’infarto e proteggendo complessivamente l’apparato cardio-circolatorio.

Il peperoncino concilia il sonno poiché rilascia ossitocina e ha un notevole effetto sul sistema nervoso simpatico e un’azione simil-anfetaminica, migliorando le condizioni dell’umore e il livello di attenzione. Esso è ritenuto già da tempo un elemento dimagrante poiché fa riscaldare il corpo, aiutando a bruciare le calorie in eccesso. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università della California, che hanno avuto modo di verificare le proprietà benefiche di una sostanza che è presente in molti peperoni e peperoncini, soprattutto in quelli dolci. La sostanza in questione è la diidro capsiato. In un particolare esperimento si è potuto appurare che questa sostanza aiuta a perdere peso stimolando il metabolismo.

L’effetto vasodilatatorio della capsaicina favorisce la circolazione sanguigna, anche a livello periferico, per cui il peperoncino giova sicuramente nella sfera sessuale. Il peperoncino inoltre regola in modo efficacissimo la pressione sanguigna, protegge i capillari, combatte l’insorgenza delle vene varicose, favorendo la circolazione sanguigna, cura l’ulcera gastrica, le emorroidi e le ragadi, se utilizzato con moderazione. È indicato per le terapie contro la depressione, l’ansia, l’anoressia e l’alcolismo. Favorisce la sudorazione e viene utilizzato in caso di otite ed insufficienza epatica. Viene utilizzato anche contro, la cellulite, e per ridurre l’incontinenza urinaria. Stimola la regolare attività di cuore, reni e polmoni. Per quanto riguarda l’uso esterno è indicato per la cura di psoriasi, herpes zoster ed acne giovanile e sembra che rallenti la caduta dei capelli. Da quanto emerge da alcuni studi, il peperoncino piccante avrebbe anche un’azione anestetizzante sul corpo.

pasta aglio olio peperoncino

Uso Gastronomico del peperoncino

Si tratta di un condimento assai popolare. Impiegato con moderazione, è in grado di valorizzare ed insaporire innumerevoli piatti. È preferibile consumare il peperoncino fresco, per non perderne le proprietà. In ogni caso, il peperoncino può essere conservato benissimo sottolio o in polvere.

A livello gastronomico esistono un’infinità di ricette culinarie ed ognuno può lavorare anche con la fantasia, creandone di nuove. Viene impiegato anche per aromatizzare e per realizzare salse piccanti. In Italia il peperoncino è utilizzato ampiamente nei piatti regionali, soprattutto nel meridione peninsulare.

All’estero il peperoncino, oltre che in Messico dove viene utilizzato ampiamente nella cucina tradizionale per la preparazione di salse e nel chili con carne, viene impiegato anche in Nord Africa per la preparazione della salsa harissa, in Etiopia e infine in Spagna ingrediente fondamentale del  pulpo gallego e della paella valenciana.

muffin al peperoncino

Eros e peperoncino

Il peperoncino, grazie ai suoi principi attivi, al suo sapore, al suo colore e in sostanza al simbolismo piccante che racchiude, è senz’altro una delle piante più adatte a stimolare in noi il desiderio sessuale e a metterci in condizioni migliori per soddisfarlo. Inoltre in base a studi scientifici è stata confermata l’azione fisiologica dei suoi principi attivi in alcune situazioni di deficit erettile. Il peperoncino quindi, può offrire un piccolo aiuto per l’impotenza e l’astenia sessuale, soprattutto se inserito in una strategia di trattamento più generale.

Controindicazioni ed avvertenze

Da questa rapida analisi si può intuire la complessità delle proprietà attribui­te a livello salutare al peperoncino rosso. Non bisogna dimenticare, peraltro, che in certi casi il consumo del peperoncino può essere soggetto a controindicazioni. In particolare esso si sconsiglia a quanti soffrono di aci­dità di stomaco, ulcera e gastroenteri­ti. Il suo consumo non deve mai essere eccessivo e, in ogni caso, dovrà essere sempre dettato dalla tol­leranza personale previa consultazio­ne di un medico.

Lorena

10 Semi Che Non Devono Mai Mancare Nella Nostra Dieta

10 Semi Che Non Devono Mai Mancare Nella Nostra Dieta

SemiI semi possono essere di diverse dimensioni, forme e colori.
Il seme è di per sé una pianta embrionale e fonte di nutrimento.Una pianta destina, in ogni suo seme, alte concentrazioni di vitamine, minerali, proteine, oli essenziali ed enzimi.
Ogni singolo seme racchiude la vita. Si tratta di un alimento vivo. E’ impossibile mangiare un seme e non ottenere nutrimento. Molti semi sono commestibili e la maggior parte delle sostanze nutritive per l’uomo provengono dai semi, in particolare da legumi e noci. I semi forniscono anche oli per uso alimentare, molte bevande e spezie.

Esiste solo un modo per ottenere le sostanze nutrienti dai semi ed è mangiandoli crudi. In quanto una volta che sono esposti a calore, si ha la denaturazione di vitamine, minerali ed oli essenziali. Non vi è alcun seme che resiste alle elevate temperature senza perdere i componenti nutrizionali.

Quindi ricordavi sempre, di mangiare i semi nella loro forma naturale “crudi”, privi di sale e rivestimenti vari. Nel caso in cui i semi risultino troppo difficili da masticare con i denti possono essere schiacciati e/o messi in ammollo.

I semi sono tutti buoni e salutari, ma si consiglia di non far mai mancare nelle propria dieta almeno questi 10 semi:

Semi di Chia

I semi di Chia sono ricchi di vitamine e minerali, sono un’ottima fonte di fibre, proteine e antiossidanti e sono la fonte vegetale più ricca di acidi grassi essenziali omega-3. Il consumo di semi di chia può aiutare a ridurre il dolore alle articolazioni, aiuta a perdere peso, dà una sferzata di energia e protegge contro le malattie gravi come il diabete e le malattie cardiache. I semi sono senza glutine, quindi indicati anche per i celiaci e/o intolleranti al  glutine.

I semi di Chia sono ricchi di acido alfa-linolenico (ALA), un tipo di acido grasso omega-3 “a catena corta” da cui, attraverso alcune trasformazioni enzimatiche derivano gli acidi grassi polinsaturi EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico). Il consumo giornaliero di semi di Chia come fonte di acido alfa-linolenico (ALA) protegge cuore e fegato da eventuali malattie. I semi di Chia per le loro innumerevoli proprietà possono essere considerati un alimento eccellente ed insostituibile.

Semi di Canapa

I semi di canapa sono la più ricca fonte conosciuta di acidi grassi essenziali polinsaturi. Questi semi sono una fonte vegetale ottimale di proteine facilmente digeribili e sono ricchi  di fitonutrienti,  che rafforzano il sistema immunitario, rigenerano i tessuti, la pelle e gli organi interni. Mangiando semi di canapa assimiliamo tutti gli aminoacidi essenziali necessari per mantenerci in salute, in quanto in ogni singolo seme sono racchiusi tutti i tipi e le quantità di aminoacidi indispensabili per il nostro corpo.

Mangiare in qualsiasi forma i semi di canapa potrebbe aiutare, se non curare le persone affette da malattie da immunodeficienza. I semi di canapa hanno un rapporto ideale di 3: 1 di omega-6 (acido linoleico) ed Omega-3 (linolenico), acidi importanti per la salute cardiovascolare ed il generale rafforzamento del sistema immunitario.

Semi di Melograno

I semi di Melograno sono una ricca fonte di antiossidanti. Pertanto, contribuiscono a proteggere le cellule del corpo dai radicali liberi che causano l’invecchiamento precoce. Gli antiossidanti prevengono anche la coagulazione del sangue. Il seme di Melograno risulta particolarmente ricco di polifenoli, una forma di antiossidante che aiuta a ridurre il rischio di cancro e malattie cardiache.

In realtà, il  Melograno che contiene tannini, antociani e acido ellagico, ha un’attività antiossidante superiore a quella del tè verde e del vino rosso. Il Melograno con la sua azione antiossidante  previene l’indurimento delle pareti delle arterie eliminando il grasso in eccesso. Agisce anche al livello delle ossa riducendo i danni alla cartilagine nei soggetti colpiti da artrite. In quanto questo seme ha la capacità di ridurre l’infiammazione e combattere gli enzimi che distruggono la cartilagine.

Semi di lino

Semi di Lino

Il  lino era conosciuto e coltivato sin dall’antichità dove veniva utilizzato a scopo alimentare e terapeutico. Ippocrate scrisse sull’utilizzo dei semi di lino per il sollievo dai dolori addominali, e l’imperatore Carlo Magno trasse così tanti benefici dai semi di lino che approvò leggi che ne favorivano il consumo. I principali effetti positivi per la salute di semi di lino sono dovuti al loro ricco contenuto in acido grasso omega 3 alfa-linolenico (ALA), in fibra alimentare e in lignani. Gli acidi grassi essenziali omega-3 sono considerati grassi “buoni” che hanno dimostrato di avere effetti salutari per il cuore. Ogni cucchiaio di semi di lino macinati contiene circa 1,8 grammi di omega-3 vegetali. I semi di lino contengono 75-800 volte più lignani  rispetto ad altri cibi vegetali.

Gli acidi grassi omega 3 ALA sono potenti anti- infiammatori, riducono la produzione di agenti che promuovono l’infiammazione e abbassano i livelli ematici di proteina C – reattiva (CRP), un biomarker di infiammazione. Attraverso le azioni dell’ALA e dei lignani, i semi di lino hanno dimostrato di contribuire a ridurre il rischio di cancro negli esseri umani. Le ricerche hanno trovato che gli omega-3 vegetali aiutano il sistema cardiovascolare attraverso diversi meccanismi, tra cui l’azione anti-infiammatoria e la normalizzazione del battito cardiaco. Diversi studi hanno evidenziato che le diete ricche di semi di lino omega-3 aiutano a prevenire l’indurimento delle arterie ed il deposito della placca nelle stesse evitando che i globuli bianchi attacchino i rivestimenti interni dei vasi sanguigni.

I lignani sono fitoestrogeni, composti vegetali che hanno effetti simili agli estrogeni e proprietà antiossidanti. I fitoestrogeni aiutano a stabilizzare i livelli ormonali riducendo i sintomi della sindrome premestruale e della menopausa e riducendo potenzialmente il rischio di sviluppare il cancro al seno e alla prostata. La fibra dei semi di lino promuove la regolare funzione intestinale. Un cucchiaio di semi di lino contiene fibre quanto una mezza tazza di crusca di avena cotta. Le fibre solubili di lino possono abbassare i livelli di colesterolo nel sangue contribuendo a ridurre il rischio di infarto e ictus. Si possono aggiungere un paio di cucchiai di semi di lino macinati ai cibi che abitualmente mangiamo come alla farina d’avena, ai frullati, alle zuppe o allo yogurt.

Semi di zucca

Semi di Zucca

I semi di zucca contribuiscono ad alcalinizzare il pH dell’organismo. L’eccessiva acidità provocata dall’assunzione di alcuni alimenti (come carne, zuccheri e dolciumi, farina 00 e derivati) è stata correlata all’insorgere di stati dolorosi ed infiammatori. Questi semi sono un’ottima fonte di importanti fitonutrienti come Manganese, Magnesio, Ferro, Rame, Triptofano, Zinco e Fosforo. E questi sono solo alcuni dei principali minerali contenuti nei semi di zucca. Grazie al contenuto in Triptofano, aiutano a combattere la depressione e favorire un sano riposo (il Triptofano è convertito nel nostro organismo in niacina e serotonina).

Fitosteroli: contribuiscono a ridurre il colesterolo LDL (detto anche colesterolo cattivo) e aumentare quello buono (HDL). Inoltre i fitosteroli possono essere efficaci nella prevenzione di vari tipi di cancro. I semi di zucca contengono una vasta gamma di antiossidanti che non si limitano a vitamine, minerali e antiossidanti fenolici, ma anche alla vitamina E, presente sotto diverse forme. I semi di zucca, sono da tempo noti per la loro azione antimicrobica, antifungina e antivirale. Inoltre mangiare i semi di zucca contribuisce ad espellere i vermi intestinali dall’organismo.

I semi di zucca possono migliorare la regolazione dell’insulina e proteggere i reni delle persone con diabete. Poiché i semi di zucca sono una ricca fonte di antiossidanti, e quindi hanno il potenziale per ridurre lo stress ossidativo, possono aiutare a diminuire il rischio di cancro (in particolare quelli della mammella e della prostata). Insieme a tutti i benefici già citati, i semi di zucca sono  anche una grande fonte di proteine 100 grammi di semi di zucca contengono 19,40 grammi di proteine (e solo 0.70 gr. di grassi).

Semi di Albicocca

I semi di albicocca sono molto nutrienti e contengono molti principi attivi utili al nostro organismo, tra le sostanze nutrienti presenti  abbiamo anche l’amigdalina (vitamina B17). Questa particolare vitamina viene consigliata per le sue particolari proprietà di prevenire il cancro. L’Amigdalina (vitamina B17) è contenuta in centinaia di alimenti,  ma negli ultimi decenni questi alimenti sono quasi del tutto scomparsi dalla nostre diete occidentali.

Altri popoli nel resto del mondo hanno conservato l’uso di questi alimenti nella loro dieta tradizionale, e da studi scientifici recenti è stato confermato che la maggior parte di loro, non vengono colpiti da patologie tumorali. Oltre ai semi di albicocca,  sono molto ricchi di amigdalina  i semi di mela, i semi d’uva, il miglio, i fagioli, la maggior parte dei frutti di bosco, la manioca ed anche legumi e cereali.
È importante ricordare che solo i semi naturali non ibridati mantengono al loro interno una discreta percentuale di amigdalina.

Semi di sesamo

Semi di Sesamo

I semi di sesamo sono il condimento più antico che l’uomo conosca. Essi sono molto apprezzati per il loro olio che è eccezionalmente resistente all’irrancidimento. Inoltre i semi di sesamo sono una buona fonte di manganese e rame, ma sono anche una buona fonte di calcio, magnesio, ferro, fosforo, vitamina B1, zinco e fibra alimentare.

Oltre a questi importanti nutrienti, i semi di sesamo contengono due sostanze uniche: sesamin e sesamolin. Entrambe le sostanze appartengono a un gruppo chiamato lignani, ed è stato dimostrato che riducono il colesterolo, e regolano la pressione. Inoltre Sesamina protegge il fegato dai danni ossidativi.

Semi di Girasole

Per molti di noi i girasoli rappresentano dei bellissimi fiori. In pochi invece consideriamo le proprietà nutritive e salutari dei loro semi. Ogni infiorescenza di girasole ne può contenere diverse centinaia.
I semi di girasole sono una fonte molto ricca di vitamina E. La vitamina E è un potente antiossidante liposolubile, necessaria per mantenere l’integrità della membrana cellulare delle mucose e della pelle, proteggendola dai dannosi radicali liberi.

Essi contengono anche acido oleico mono-insaturo che aiuta ad abbassare il colesterolo LDL o “colesterolo cattivo” ed aumentare l’HDL o “colesterolo buono”. Le ricerche confermano che la dieta mediterranea è ricca di grassi monoinsaturi che aiutano a prevenire le malattie coronariche e l’ictus, favorendo un sano profilo lipidico.
I semi di girasole sono particolarmente ricchi di minerali essenziali tra i quali Calcio, ferro, manganese, zinco, fosforo, selenio e rame. Molti di questi minerali hanno un ruolo vitale nella mineralizzazione delle ossa, nella produzione di globuli rossi, nella sintesi degli enzimi, nella produzione di ormoni, nonché nella regolamentazione delle attività del muscolo cardiaco e dell’apparato scheletrico.
I semi di girasole sono una delle migliori fonti del complesso di vitamine del gruppo B come la niacina, la tiamina (vitamina B1 ), la piridossina (vitamina B6 ), l’acido pantotenico e la riboflavina.

I semi di girasole sono importanti fonti di acido folico, 100 g  ne contengono 227 mg che è pari al 37 % della dose giornaliera raccomandata. L’acido folico è essenziale per la sintesi del DNA. Quando somministrato alle gestanti durante il periodo della gravidanza, può prevenire i difetti del tubo neurale nel bambino.
I semi di girasole sono una buona fonte di magnesio. Numerosi studi hanno dimostrato che il magnesio aiuta a ridurre la gravità dell’asma, abbassa la pressione,  previene l’emicrania e riduce il rischio di infarto e ictus.

Semi di Cumino Nero

Il seme di cumino nero veniva coltivato e utilizzato anche  dagli antichi Egizi, che ne lodavano le molteplici proprietà. Questa pianta è tradizionalmente nota da secoli  per i suoi effetti benefici sulla salute. Il seme di cumino nero viene utilizzato per curare disturbi digestivi, asma, artrite e funge anche da antisettico.

Inoltre aiuta ad alleviare i sintomi del raffreddore. A tal fine si consiglia in caso di mal di gola, una tazza di acqua calda con l’aggiunta di cumino nero e  zenzero fresco, per il suo effetto calmante. Viene considerata una pianta ottima per rinforzare il sistema immunitario e per la cura di fegato e reni.

Semi di Uva

Forse vi stupirà, ma i semi dell’uva possiedono importanti proprietà per la nostra salute. In quanto sono ricchi di elementi chiamati acidi fenolici, oltre al tocoferolo e alle proantocianidine oligometriche(OPC), grandi antiossidanti per l’organismo.

Proteggono il nostro corpo dai radicali liberi, aiutando a proteggere i tessuti e gli organi da questi elementi. Il fatto più sorprendente è che, grazie a questi antiossidanti, alle vitamine C ed E, e al betacarotene, le loro proprietà rimangono nel corpo per tre giorni, combattendo efficacemente questi elementi nocivi. Migliorano la circolazione sanguigna, evitando trombosi e regolando la pressione. I flavonoidi presenti nei semi permettono di rinforzare i vasi sanguigni, apportando vigore e resistenza. Inoltre, riescono anche a depurare il sangue dall’eccesso di farmaci e di altri elementi dannosi. I semi dell’uva sono di grande aiuto per le persone che soffrono di problemi cardiaci.

Le loro proprietà per curare infiammazioni o infezioni sono ampiamente provate. Sono d’aiuto se si soffre di artrite, dermatite, problemi della pelle, sinusite, colite, gastrite, infezioni urinarie e depurano persino l’intestino. Grazie alle loro grandi proprietà antiossidanti i semi dell’uva rappresentano un integratore naturale che può aiutare a prevenire diversi tipi di cancro, come alla pelle, alla prostata e al seno. Sono molto conosciuti anche per le loro proprietà per gli occhi.

Grazie al loro alto contenuto di vitamina E, i semi dell’uva aiutano a migliorare la vista, risolvendo anche il problema degli occhi affaticati per via del computer o molte ore di lettura. Aiutano anche nel caso delle malattie della vista associate ad esempio al diabete.

Mangiare i semi dell’uva aiuta ad avere una pelle molto più giovane e sana. Contengono collagene e resveratrolo, imprescindibili per combattere gli effetti del tempo e per attenuare, ad esempio, le rughe di espressione. Stimolano la produzione di collagene, danno maggiore elasticità alla pelle, idratano e rinforzano i capelli, e combattono l’acne.

Lorena

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