Nella storia della civiltà, diverse religioni e sette hanno propugnato il vegetarianesimo, sin dall'alba dei tempi. La ragione di questa filosofia è ovviamente il rispetto del prossimo che non è più visto in ottica antropocentrica, bensì universale. Ogni forma di vita possiede il diritto inalienabile di vivere. Negli ultimi anni, sempre più persone in tutto il mondo hanno deciso di intraprendere il cammino vegetariano. Una scelta che si è resa necessaria non solo per un sentimento ecologista, ma anche e soprattutto per etica morale. Non è un mistero, infatti, che le condizioni di vita degli animali d'allevamento sono tremende. E qualsiasi essere vivente che ha la capacità di autodeterminarsi, di provare sentimenti, paura e dolore ha diritto di vivere quanto l'essere umano.  

Vegetarianesimo alle origini del Cristianesimo

La morale comune dei cristiani, o meglio della maggior parte di essi, è che Dio abbia messo a disposizione ogni animale e pianta del pianeta per l'uomo. Non è esattamente così. Se è vero che nella Bibbia alcuni passi si pronunciano inequivocabilmente sulla dubbia utilità dei sacrifici animali, e sul presunto diritto dell'uomo di cibarsi di carne, è altrettanto vero che esistono numerosi resoconti a favore del vegetarianesimo. Inoltre, è tuttora viva una disputa sulla figura di Gesù, secondo cui probabilmente era esseno. Questa setta, le cui origini sono incerte, praticava uno stretto vegetarianesimo ed una vita morigerata, al limite del cenobitismo. A prescindere da questo, è ormai assodato che tutte le prime sette cristiane seguivano un regime alimentare vegetariano e/o vegano. E i primi padri della Chiesa erano persino più contenuti. San Pietro, ad esempio, si nutriva principalmente di pane e olive. Ma anche Sant'Agostino si asteneva dal consumo di carne, così come è passato alla storia anche l'amore che San Francesco nutriva verso tutti gli esseri viventi.  

Vegetarianesimo e l'Induismo

Un altro esempio lampante è quello della religione induista, dove il vegetarianesimo è largamente diffuso e l'uccisione di alcuni animali viene considerata alla stregua di un sacrilegio. Le motivazioni dell'astinenza dalla carne sono diverse. Il concetto di reincarnazione gioca un ruolo chiave, ma anche le leggi del karma spronano il vegetarianesimo. Nelle membra di un animale ucciso permane la paura (ed il dolore) provato al momento della morte. Chi consuma queste carni, assorbe tutte le energie negative in esse presenti. Proprio per questo l'alimentazione vegetariana favorisce la calma interiore, e permette di meditare meglio.  

Vegetarianesimo: Buddhismo e Giainismo

Altre religioni consigliano stili di vita più vicini al veganesimo, se non all'alimentazione fruttariana. Il buddhismo, ad esempio, lascia ampio spazio di manovra ai praticanti, anche se lo stesso Buddha sconsigliava fortemente il consumo di cibi di origine animale. Il giainismo è forse la filosofia più estrema (almeno agli occhi di un'occidentale), in quanto gli adepti non si limitano ad abolire carne, pesce e derivati animali. Anzi, i giainisti evitano di consumare la parte vitale di un vegetale (come il bulbo di una cipolla), arrivando anche a filtrare la stessa acqua che bevono, o a coprirsi la bocca con un fazzoletto per evitare di ingerire accidentalmente moscerini e piccoli insetti. Tutto questo, per via del grande rispetto della vita come valore universale. photo credit: SweetOnVeg